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PRESENTAZIONE DELLE SERATE A CURA DI GIANLUCA DORONZO
Cinema e jazz: un connubio in crescendo, emozionale, in auge da 85 anni a questa parte, in concomitanza agli sviluppi epocali ed estetici che hanno caratterizzato il ‘900. Dal primo film sonoro della storia del grande schermo (“The jazz singer” di Alan Crosland con Al Jolson, proiettato il 6 ottobre 1927, un decennio dopo la pellicola “The Good-for-Nothing” di Carlyle Blackwell, ai tempi del “muto”, con l’Original Dixieland Jass Band) al ’29, anno della crisi economica di Wall Street (“Halleluja!” di King Vidor e “The king of jazz” di John Murray Anderson del ’30, solo alcuni titoli), le vicende narrate rivelano un’impronta più d’evasione (che meramente musicale, non focalizzando nello specifico la componente jazzistica), con interpreti bianchi che raccontano l’universo di uomini di colore. Commedie musicali e storie ispirate ad icone delle “sette note” scandiscono il periodo che va fino agli inizi dei ’50, con la trasformazione dal “bebop” al “free” (“Hollywood Hotel” di Busby Berkeley con Benny Goodman e la sua orchestra nel ’37, “Birth of the Blues” di Victor Schertzinger con Bing Crosby del ’41, “La città del jazz” di Arthur Lubin con Louis Armstrong e Billie Holiday nel ’46), con una metamorfosi sostanziale e una virata qualitativa solo con l’avvento dei ’60 (l’afro-americano acquista peso specifico e il jazz diventa colonna portante di film, vero e proprio leitmotiv, elemento attivo della trama) con “Jazz on a summer’s day” di Bert Stern e “Paris Blues” di Martin Ritt con Paul Newman e Sidney Poitier del ’61 (in Italia riscuotono un buon gradimento “Blow up” di Antonioni del ’67 e “Apollon, una fabbrica occupata” di Gregoretti del ’68). Per i ’70 l’aumento esponenziale della violenza nella società americana si fa strada e l’incomunicabilità fra la popolazione bianca e quella nera diventa una querelle all’ordine del giorno: Hollywood si prepara all’ascesa di prodotti giovanilistici, a scapito dell’interesse più puramente jazz, come il rock-film, dramma e opera (da ricordare, tuttavia, le biografie di Billie Holiday, “Lady sings the blues” e “New York, New York” di Martin Scorsese del ’77 con De Niro e Minnelli). E’ solo negli ’80 che il cosiddetto “jazz-movie” assume una precisa e credibile identità: “Cotton club” di Francis Ford Coppola (’84) e “Bird” (’88) di Clint Eastwood i titoli più celebri, non omettendo i successivi “Malcom X” di Spike Lee (’93) e “Kansas City” del ’96 di Robert Altman. A farne rivivere dinamiche, trasversalità di istanze e sonorità di fondo sarà la rassegna “cinema in JAZZ”,dir.art. Mike Zonno al Piccolo di Bari dal 29 febbraio (ore 21), per quattro mercoledì consecutivi: appuntamenti ad hoc, ad iniziare da “Round Midnight” - Dexter Gordon Tribute (dal capolavoro di Bertrand Tavernier del 1986), con Michele Carrabba (al sax), Guido Di Leone (alla chitarra), Nico Marziliano (al piano), Maurizio Quintavalle (contrabbasso), Mimmo Campanale (alla batteria) e Serena Brancale (voce). Il 7 marzo sarà la volta di “Orchidea bionda” un omaggio alle canzoni di Marilyn Monroe: Eleonora Farri alla voce, Nucci Guerra (pianoforte), Mike Zonno (C.basso) e Beppe Brizzi (batteria) . Il 14 Mirko Signorile in “Piano solo” proporrà le alchimie fra “Bertolucci & Sakamoto”, concludendo con “Accordi e disaccordi” di Woody Allen il 21 con M.Biancofiore e Max Monno alle chitarre, Alex De Nicolo' C.Basso,special guest Pino Pichierri Clarinetto&Sax Sopr.
Da non perdere.
Gianluca Doronzo
Web:
www.villacamillabari.it/ris...