Intorno a un tavolo, fulcro al tempo stesso del microcosmo borghese e del consolidato organismo famigliare, si giocano le sorti della giovane Agata, a cui l'amore imprudente dell'avvocato Colli, a sua volta infelicemente coniugato con una donna che non lo ama, ha sottratto l'onore.
A soccorrere la pericolante rispettabilità di Agata e dell'adultero interviene un amico fidato, Maurizio Setti, il quale procura quel marito di comodo che potrà sposare la ragazza e dare un nome al bambino, evitando lo scandalo e il discredito sociale.
Ma è qui che l'invenzione pirandelliana con il consueto scarto creativo solleva la trama dalla convenzionalità della commedia tardottocentesca. Già, perché il prescelto, Angelo Baldovino, un aristocratico decaduto che nasconde un passato oscuro e inconfessabili demeriti, accetta di ricoprire il ruolo solo a patto di imporre regole intransigenti, che non lasciano alcuno spazio a sotterfugi e compromessi.
Tormentato dalla vergogna di aver infangato il proprio nome, di aver disceso la scala del degrado fino al limite dell'isolamento sociale, Baldovino, provando ora un intimo, disinteressato piacere dell'onestà, costringe gli altri a seguirlo, con la logica inoppugnabile della ragione, attraverso l'impervio percorso della sua rappresentazione.
Dopo aver sventato i meschini raggiri dei suoi antagonisti, tuttavia, anch'egli cederà all'impatto con la realtà e l'imprevedibilità dell'esistenza, quando la piena ingovernabile dei sentimenti avrà la meglio sulla razionalità astratta, quando la vita - che si era preclusa - prenderà il sopravvento sulla pur gratificante finzione.
Recupererà così, quasi a tempo scaduto, la sua dignità di uomo accanto alla donna che ha sposato solo per ossequio alla norma ipocrita e perbenista. Amicizia, e tenerezza, e stima, se non vero e proprio amore, sono ora in grado di sottrarlo all'awilente solitudine in cui era precipitato, reintegrandolo in un nucleo di affetti. Un finale non del tutto inatteso, che si preannuncia in fondo fin dal primo, obliquo incontro fra i due, quando Agata, nascosta da un paravento, scruta e forse già sceglie Baldovino, apprezzandone la profonda e più autentica moralità.
Anch'ella, del resto, distaccandosi dalle regole di un mondo che avverte man mano più estraneo, intraprende un cammino, tutto femminile, che da amante la trasforma prima in madre, poi in moglie. L'adattamento del testo ha mirato all'essenzializzazione della vicenda e del dettato pirandelliano - scontornati e come relegati in uno spazio allusivo e appena definito - serrando la trama in tre movimenti scanditi dal buio tecnico; e individuando sul fondo della scena un luogo appartato, velato da un diaframma, dove i personaggi si incontrano, riflettono, osservano, quasi sospesi per qualche attimo dalla necessità dell'azione .
Scritta espressamente per le raffinate qualità espressive di Ruggero Ruggeri, che la rappresentò a più riprese, Il piacere dell'onestà debuttò con successo al Teatro Carignano di Torino il 27 novembre 1917, con Vera Vergani nella parte di Agata.
A riproporla sulle scene italiane nel secondo dopoguerra furono Luigi Cimara, Salvo Randone (che ne fu per anni memorabile interprete), Alberto Lionello, Gianrico Tedeschi, Ugo Pagliai, Giuseppe Pambieri e, da ultimo e tuttora in scena, Leo Gullotta.
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