Sabato 12 maggio, primo appuntamento di “Profezie di mare, terra e numeri”, il nuovo progetto di integrazione artistica della Residenza Teatrale di Massafra.
Alle ore 21, nel Teatro comunale, la Compagnia Onirica Poetica Teatrale porterà in scena lo spettacolo “Jom”, con la regia di Vito Latorre. Con Gabriella Altomare, Arianna Di Savino, Francesco Lamacchia, Vito Latorre, Marilù Quercia e Antonio Repole. Scene e costumi Rossella Ramunni. Direttore tecnico Giuseppe Dentamaro. Organizzazione Paolo Gargano, assistente alla regia Gabriella Altomare.
«Jom è un’importante parola senegalese. Jom è uno studio teatrale che passa per le parole di Beckett, Sartre e Bay Mademba. Jom è un atto unico diviso in tre parti.
Nella prima parte, in scena, su un cubo, un uomo. Uno dei tanti. In scena, quindi sotto gli occhi di tutti. Su un cubo, quindi in una condizione data. Quest’uomo rispetta regole precise, perentorie ma imposte da altri.
Le rispetta per libera scelta? Per convenienza? Per costrizione? Per necessità? La risposta al quesito la lasceremo all’opinione dello spettatore. Utilizzeremo il linguaggio metaforico teatrale di Beckett per riferirci alla sua condizione di immigrato. Forse clandestino. In ogni caso “un problema da risolvere”.
Nella seconda parte di questo atto unico, attraverso le parole di Sartre, racconteremo di un immigrato, forse legale, che si trova al centro di un groviglio di omicidi, legami e contesti intrisi di potere, denaro e culture talvolta razziste. In tali contesti, nei quali vige la legge del più forte nella lotta per la sopravvivenza, anche chi non è razzista e si trova nella condizione di dover scegliere fra due fratelli (di genere umano) per salvarne uno soltanto, che fa? Salva il migliore. Ma chi decide chi è il migliore? Forse lo decide il punto di vista di chi sceglie. Di sicuro per scegliere ci vuole Coraggio, perché decidere è un fatto di Coraggio. Se la decisione sia presa per libera scelta, o per convenienza, o per costrizione, o per necessità, o per denaro o per ambizione di potere, la risposta la lasceremo all’opinione dello spettatore.
Nella terza parte racconteremo gli aneddoti scritti da Bay Mademba nel suo diario “Viaggio della Speranza dal Senegal all’Italia”. Bay Mademba è un negro, immigrato clandestinamente, oggi cittadino italiano. Uno dei tanti. Uno di quelli che ogni giorno vediamo sbarcare, dei quali spesso “siamo costretti” a vedere il presente perché ce li troviamo davanti a casa. Uno di quelli dei quali spesso si ignora il passato. Il punto di vista del migrante. Mademba fra le altre cose scrive: “Mit mit moy garab am”. E’ un proverbio senegalese e vuol dire: “L’uomo è il rimedio per l’uomo”».
Web:
www.teatroleforche.com