Tre amici accomunati dalla passione per la musica si incontrano nuovamente dopo dieci anni. Vien fuori subito l’idea di formare una band. Non c’è stato un granché da discutere sul genere da seguire, rock, rock solo rock con qualche contaminazione funk. Il nome è un chiaro riferimento alla birra preferita ed alle quantità di lattine vuote ammucchiate in un angolo della sala prove tanto da sembrare un albero (appunto tree). L’albero in alcune culture è il simbolo dell’amicizia e dei buoni rapporti tra le persone. Birra e amici… Cosa desiderare di più?
L’intenzione dei GORDON TREE è stata sin dall’inizio quella di creare un repertorio tutt’altro che “scontato” anche quando si riferisce ai “mostri sacri” del genere hard rock anni settanta. Non è a caso infatti la scelta di proporre brani come “No one came” (dall’album “Fireball” dei Deep Purple), “The Wanton Song” dei Led Zeppelin o “Cheap Sunglasses” degli ZZ TOP o “Inside looking out” dei Grand Funk Railroad sicuramente non tra i più noti.
Per questo, se da un lato la loro scelta ricade inevitabilmente sui grandi nomi nel panorama hard rock dell’epoca come i Deep Purple, Led Zeppelin, Uriah Heep, Jethro Tull dall’altro lato è forte e particolarmente sentito il richiamo al sound più diretto e viscerale del rock statunitense dei Grand Funk Railroad da cui i Gordon Tree attingono i volumi elevati e la “spregiudicatezza” stilistica che loro applicano anche quando interpretano il blues-country dei Creedence Cleawater Revival. Il fine è quello di creare una sonorità, come loro stessi affermano “potente senza troppi fronzoli”.
L’utilizzo non casuale della semiacustica Gibson per il maggiore “attacco” che questa chitarra dal manico “grosso” è capace di creare, dimostra il lavoro di ricerca di un suono carico, immediato ed energico che solo un chitarrista come Francesco “PANTERA”, il cui soprannome gli era stato affibiato ai tempi dell’heavy metal prima che rivolgesse il suo studio incessante al jazz, alla fusion e al folk, sa trasformare in virtuosismi degni del genere.
Al batterista Savi Cannillo, di comprovata esperienza maturata in diversi generi e diverse band dal blues all’heavy metal per poi rivelare una particolare sensibilità funk, è affidato il compito di sostenere la spinta energica del trio. Il suo stile è il risultato delle sue esperienze. Tocco tipicamente rock, energia heavy e timbrica funk.
Luigi Cavuoto è il cantante e il bassista della band. Sia che si parli del suono “sporco” e potente del suo Fender JB, sia che si parli dei suoi acuti, si parla in entrambi i casi di hard rock con contaminazioni soul e funk che condivide con gli altri componenti della band.
Si tratta quindi di una rock-band che strizza l’occhio al funk quando per esempio arrangia “To cry you a song” dei Jethro Tull con un intermezzo slappato ed il Wah-wah, oppure quando recupera brani rock-funk come “Way back to the bone” dei Trapeze (quando Glenn Hughes ne faceva ancora parte), oppure ancora quando interpretano Earthquake di Larry Graham, arrivando addirittura a proporre brani soul come “Sex Machine” e “Get on a good foot” di James Brown e sa spingersi sino ai confini dell’hard rock già quasi metal quando interpreta “Dog eat dog” di Ted Nugent.
Da oltre un anno i Tree, con un repertorio di brani scelti tra le maggiori produzioni hard rock anni settanta ed una sempre maggiore promozione di inediti, partecipano a vari eventi live organizzati essenzialmente nel territorio di puglia e basilicata.
Web:
www.pecoranerapub.it