Venerdì 7 Settembre il
Barcollo di
Torre Santa Susanna ospita il Barbonaggio Teatrale di
Ippolito Chiarello Fanculopensieroff, tratto dal successo editoriale Feltrinelli Fanculopensiero di
Maksim Cristan. Un’ esperienza questa che ha portato ad oggi il progetto in 120 città in Italia e nelle principali capitali europee (Barcellona, Madrid, Parigi, Londra, Berlino) con la produzione di un film e un libro in lavorazione. Lo spettacolo è arrivato nei luoghi più disparati (oltre ai teatri): librerie, osterie, stazioni di servizio, supermercati, case private, gallerie,d'arte, stazioni ferroviarie, ecc.
Maksim Cristan è un imprenditore ricco ed affermato. Un giorno lascia la sua Beretta Chevrolet ad un semaforo, con il motore acceso, e se ne va. In un albergo: stanza 510. Lascia che i suoi cellulari si scarichino e si ferma a guardare il soffitto: fanculo.
Fanculo pensiero. Poi va alla stazione, prende il primo treno per Milano e si mette a vivere per strada. E per strada scrive. Scrive della decisione di mollare tutto, dei suoi incontri, delle sue donne, di una vita che non vuole più - per niente - essere come prima.
Anche il protagonista dello spettacolo, interpretato da Ippolito Chiarello, apparentemente è ricco e affermato. Anche lui un giorno lascia la sua Beretta Chevrolet ad un semaforo, con il motore acceso, e se ne va. In un albergo: stanza 510.
Ma c'è un problema: la stanza 510 non c'è. Lo spazio in cui agisce il personaggio è un rettangolo dal vago sapore di pista da ballo. Questa è la sfida - o l'esperimento - cui il personaggio dà vita: mette in scena in maniera quanto mai letterale tutti gli oggetti e i mobili di questa ipotetica stanza, la abita nei minimi dettagli, la evoca e con essa anche gli altri personaggi utili al suo esperimento, che altro non è che il gioco crudele di mettere in scena la sua vita, quella da cui vuole scappare, quella che lo ha portato fino alla stanza 510 e quella futura, che può solo immaginare. Fanculo a se stessi, fanculo al proprio personaggio, fanculo al ruolo.
L'esperimento è una discesa feroce dentro se stessi, a cercare risposte nel fondo del fondo, fino a rischiare di perdersi totalmente e fino, ineluttabilmente, a trovare altre domande e poche risposte.
Lo spettacolo tenta una via per analizzare il desiderio di fuga ormai così violentemente connaturato nella contemporaneità. Mette di fronte ai tanti che vorrebbero andarsene a fan... l'esperimento di uno che ci prova e che usa i mezzi classici della rappresentazione per rappresentare e presentarsi le alternative possibili. Il personaggio principale si spinge fino al limite del non ritorno ma fallisce. Qualsiasi nuovo ruolo indossi ha lo stesso sapore del cappotto di classe con cui è entrato nel teatro/stanza 510.
Nel testo Santeramo si spinge spesso fino al paradosso, sfiora con costanza il riso e costringere il personaggio a farsi domande spesso pericolose: metterlo in scena significa sfidarsi a vedere se gli strumenti dell'arte teatrale, del ruolo e del personaggio alla fine siano davvero così simili alla rappresentazione che mettiamo in campo ogni giorno per sopravvivere..
“Sono sceso per strada a s-vendere su un piccolo palchetto il mio spettacolo a pezzi, con un menù, dialogando con la gente, spiegandole chi sono e cosa stavo facendo, invitando tutti a teatro, dichiarando che sono un lavoratore e che pago i contributi.
E' il sogno di teatro che coltivo e cerco di costruire... Uomini, donne… artisti, come una grande famiglia...
Il teatro che diventa un affare quotidiano al quale non poter rinunciare e quindi da difendere con i denti sguainati... Come fare la guerra del pane... bisogna fare la guerra per rivendicare il cibo dell’anima… per non morire.
Spogliarsi di ruoli, di sé stesso, per rivelarsi al pubblico in una nuova veste, scendendo dai fasti e gli allestimenti dei palcoscenici. Un’altra possibilità di incontrare e ritrovare il pubblico, una ricerca viva ai margini dell’"edificio teatrale", una sfida, un modo per protestare contro il gioco al massacro degli scambi, un modo per protestare contro l’abitudine della politica a svendere a pezzi la cultura, senza un progetto, schiava dell’evento, prolifica di tagli “fus se ca nu fus se”, un modo per promuovere gli spettacoli e invitare il pubblico a venire a vederli a teatro.”
Ippolito Chiarello, oltre a esprimersi essenzialmente nel teatro, cerca di alimentarsi continuamente anche con la partecipazione a progetti cinematografici (
"Italian Sud-est", in concorso nel 2003 a Venezia 60 - sez. Nuovi territori e
"Fine pena mai" dei Fluid Video crew;
"Il miracolo", in concorso nel 2003 a Venezia 60 e
"I Galantuomini", regia di Edoardo Winspeare) e musicali, anche come regista e autore.
Web:
www.facebook.com/events/102...