23 giugno ’44: visita a Terezin, di Giovanni Fedeli
Teatri e auditorium
Lo spettacolo è la storia dell'olocausto raccontata attraverso la rivisitazione di un fatto realmente accaduto nel ghetto di Terezin, a circa 60 chilometri da Praga. Il 23 giugno 1944, alcuni ispettori della Croce Rossa Internazionale riuscirono ad ottenere il permesso di visitare il campo per verificare le condizioni dei prigionieri. Quello che i nazisti attuarono, e che i delegati videro, fu una vera e propria “farsa” ad uso e consumo della propaganda interna finalizzata, per ordine di Himmler, a far tacere la "cattiva coscienza" occidentale.
La rielaborazione artistica di questo avvenimento storico rappresenta la cosiddetta “messa in scena” ordita dai nazisti e la sua lunga preparazione che coinvolse i prigionieri del ghetto come “attori” involontari, in vista dell’imminente arrivo di un delegato della Croce Rossa. I deportati, scelti ad uno ad uno, furono costretti, loro malgrado, a recitare un copione prestabilito che prevedeva, apparentemente, per gli ebrei una vita normale, umana, quasi idilliaca, affinché il delegato della Croce Rossa vedesse solo quanto i nazisti volevano che vedesse. Infatti, il delegato fece un infausto resoconto per l'opinione pubblica internazionale, resoconto che dava dei campi di concentramento un'immagine totalmente falsata e irreale.
L'idea registica è originale e procede quasi per flashbacks: infatti il perfetto meccanismo approntato dai nazisti fa sì che il delegato incontri, durante la sua visita, determinate “scene” in un preciso istante stabilito dal Comandante Karl Rahm, il quale effettivamente si calò nei panni di “regista” della sua “opera” con fanatico ardore e maniacale precisione. Tuttavia durante l'incedere dello spettacolo, che segue il flusso di coscienza del delegato, preda dei suoi rimorsi e del suo drammatico senso di colpa per aver visto ma non aver capito, il pubblico vedrà questo meccanismo incepparsi, destrutturarsi, ovvero assisterà alle “prove” che per mesi i prigionieri furono costretti a sostenere, in cambio della promessa, falsa, di aver salva la vita. Invece, purtroppo, una volta raggiunto il proprio scopo, il Comandante fece trasferire tutti gli “attori” del progetto ad Auschwitz, dove trovarono la morte assieme ad altri milioni di persone.
Ecco che questo “teatro-nel-teatro” diventa un grande paradosso dell'arte e della violenza umana, un paradosso potente, raggelante e singolare. Ecco altresì che il Pubblico di questo spettacolo è chiamato con forza a calarsi nei panni del famigerato delegato, del Visitatore, di assumere cioè la parte attiva di “osservatore” e di confrontarsi con la propria coscienza, con la propria impotenza o, semmai, con le proprie responsabilità morali. Episodi di crudeltà e di vigliacca mistificazione della realtà come quello del 23 giugno 1944 nel ghetto di Terezin, purtroppo si susseguono e si ripetono anche oggi, sotto i nostri occhi di inerti “osservatori passivi”. Su questo punto merita fare una riflessione sincera che faccia risaltare il senso profondo di operazioni commemorative come questa: non dimenticare, perché non succeda mai più.
Però, allora: attenti a ciò che “ci fanno vedere” e a ciò che “crediamo di vedere”!
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Fasano (Brindisi)
Teatro Sociale
via Nazionale dei Trulli
ore 21:00
ingresso a pagamento
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