“Un’altra idea del Mezzogiorno”, il nuovo libro di Mimmo Mennitti
Incontri culturali
Un nuovo libro di Domenico Mennitti dal titolo “Un’altra idea del Mezzogiorno”. Il lavoro sarà presentato al pubblico venerdì 14 dicembre alle ore 18 nella sala Università del Palazzo ex Corte d’Assise, in via Duomo, a Brindisi. A moderare l’incontro, Angela Citiolo, dirigente scolastico. Interverranno, oltre all’autore, il sindaco della città Mimmo Consales, il capo della Procura brindisina Marco Dinapoli e il prossimo presidente di Rai Cinema Mauro Mazza. Il saggio di Mennitti, primo atto della neonata associazione culturale “Istituto Studi Meridionali”, presieduta proprio dall’ex sindaco, ricostruisce l’evoluzione delle politiche per il Sud a partire dal dopoguerra. Al centro della riflessione la dimensione puramente quantitativa dei modelli di sviluppo destinati alle terre del Mezzogiorno, insomma il “quanto più del come” che ha generato investimenti inadeguati e inasprito i termini della “Questione meridionale”. Nel tempo, il volume complessivo delle risorse riversate nel Sud è stato ingente. A partire dalla Cassa per il Mezzogiorno, creata per tagliare le distanze storicamente presenti nell’economia italiana, e finita con la deriva assistenziale dell’intervento straordinario in un contesto di gravi difficoltà economiche; fu poi la volta dei “poli industriali”, degli insediamenti che avrebbero dovuto propagare i loro effetti come sassi lanciati nello stagno. È la fallita strategia dei grandi complessi industriali, non a caso ribattezzati “cattedrali nel deserto”. Intanto, lo Stato agevolava il capitale delle imprese del Centro-Nord mandando per aria la convenienza relativa di investire al Sud. L’utilizzo delle risorse diventava sempre meno trasparente e ciò gettava ulteriore discredito sull’intervento pubblico nel Mezzogiorno. Si pensò allora di alleggerire il costo del lavoro, furono abolite le “gabbie salariali” fino a determinare, nel 1976, la totale esenzione contributiva per i nuovi assunti. I sussidi al lavoro volevano “compensare” la minore produttività delle imprese del Sud ma non riuscirono a ridurne i ritardi. La loro fine arrivò nel 1997, quando l’Unione europea ne pretese l’abolizione in nome della libera concorrenza. Lasciando l’economia del Sud sola alle prese con l’enorme aggravio del costo del lavoro. Di rinnovata attualità.
Cosa resta del Mezzogiorno dopo mezzo secolo di politiche, ricette, strategie e alchimie magiche? I dati sono macigni e rivelano uno scenario sconfortante. “Ci vorranno 400 anni per recuperare lo svantaggio del Sud nei confronti del Nord”, ammonisce provocatoriamente il rapporto Svimez 2012. Il documento tratteggia una situazione che non trova aggettivi adeguati per essere descritta.
Il Mezzogiorno è cambiato, le scelte fatte consegnano un conto salatissimo, l’ambiente e il diritto al lavoro pagano per tutti, il divario aumenta sospinto dalla recessione degli ultimi anni, soprattutto dopo la crisi del 2008. Mennitti non ha dubbi: di fronte a un Mezzogiorno che arranca, sarebbe un errore, forse quello decisivo, convincersi che il suo destino sia proprio questo. Ineluttabile, di solitudine, sottosviluppo e inadeguatezza. Il destino del Sud è nelle mani, nell’intelligenza, nel genio dei suoi uomini. E quindi più società nella vita economica, ma anche più Stato e più efficienza nella lotta alla criminalità, nella cultura della legalità e nella giustizia sociale.
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Brindisi
sala Università del Palazzo ex Corte d’Assise, in via Duomo
ore 18:00
ingresso libero
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