Film: Il Settimo Sigillo
Cinema
Reduce dalle Crociate, il cavaliere Antonius Block torna in patria trovandovi però solo miseria e sgomento. La peste miete le sue vittime senza pietà, e anche sulla strada di Block, ormai svuotato di ogni fede, si para una nera figura: è la Morte in persona, venuta a reclamare la sua anima. Ma Block chiede tempo: accetterà di giocarsi la vita in una partita a scacchi, mentre l'incontro con una famiglia di artisti di strada gli restituisce la speranza.
Riflessi scuri su una cinepresa che gira nitida in uno scintillante b/n,mentre una figura oscura gioca a scacchi con un cavaliere,un crociato. Sarebbe enormemente riduttivo,ma determinante sintetizzare Il settimo sigillo,capolavoro epico di Ingmar Bergman,in cui la bellezza delle immagini si fonde alla meraviglia filosofica dell'autore ricreandosi e rinascendo,come fenice,dalle ceneri del cinema,del "vero" cinema. Partendo dall'immaginario metafisico di Bergman,la (ri)costruzione dello spazio,eternamente sospeso in un limbo medievale che sembra non avere fine,chiuso in un'isola che farà,a mio avviso,da modello per il Kitano di Sonatine,in cui il tempo non esiste e la vicenda si propaga nella lunghissima linea della composizione celestiale dell'impossibilità dell'azione,contro l'immediatezza della reazione. Il coro angelico,disilluso e postumo,figlio delle tendenze principalmente espressionistiche a là Metropolis,senza idee tendenzialmente e parzialmente filopolitiche,diventa per Bergman un parto impossibile,in un turbinio di idee che si conclude con l'idea di partenza. La storia di un gruppo di artisti di strada,con come cornice la partita tra un crociato e la Morte,in abito nero,stupefacentemente agonizzata e reclamizzata,in un abito scuro e cupo,che fa tanto paure da vecchio secolo,in cui tutti si giocano il proprio destino,diventa un'attenta,attentissima analisi interiore,giocata tutta sull'instrospezione dei personaggi e sulla nitidezza,quasi pittorica e caravaggesca del luogo,in una visione eternamente persa nelle forme,che si concentra sull'abilità di cercatore di follia del suo stesso autore. Come vedremo successivamente in altri capolavori del regista(soprattutto in Fanny e Alexander e Persona),Bergman parte dall'idea di un Dio malvagio ma eternamente saggio,perverso ma autentico e folle. Si conferma autore geniale e subdolo,Bergman,unico vero genio del cinema europeo degli anni 50-60,perchè nel suo inserire una figura di rilievo,in mezzo ad un'infinita scorribande di diavolerie filosofiche e di fondamenti incessantemente poetici. Come potrebbe mai finire questa geniale ed assoluta e cinica e poetica e folle e audace,lirica bergmaniana? Non finisce,o meglio non proprio. Perchè all'orrore non v'è fine. Per concludere,Il settimo sigillo non è solo il miglior film di Bergman,ma è anche una delle migliori opere metafisiche della storia del cinema. E pensare che viene ricordata soltanto per una scena: La Morta che gioca a scacchi con un crociato. Come se fosse,incessante routine. Come se fosse vero. Come se fosse. Ma non è. O meglio non dovrebbe essere. E così,un'opera meravigliosa e deliziosa diventa anche una lucida analisi sulla modernità. Fatta di urla e silenzi incessanti,è una poesia d'autore chiusa da un dialogo eccezionale.
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Massafra (Taranto)
Cineteatro Spadaro
piazza Martiri del Risorgimento, 10
ore 20:30
ingresso a pagamento
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