Il poeta del pianoforte
Teatri e auditorium
Produzione: Compagnia Douville
Autore: Regia e coreografie di Adriana Milella
Cast: Pianista - Giacinto Cagnazzi
Attore - Michele Cuonzo
Danzatrici - Adriana Milella
Tiziana Rifino
Sinossi
"Sacra, ineffabile, arcana notte, che cosa tieni sotto il manto che con forza invisibile mi tocca l'anima?" (Novalis)
Questo il quesito a cui due geni dell'arte creativa hanno dato forma musicale e poetica.
Questo l'enigma mai sciolto a cui è possibile rispondere solo lasciandosi andare al potere seduttivo della notte, fino a dissolversi nell'infinito.
"L'infinito" di Leopardi, la poesia della notte e del chiaro di luna, l'infinito, la poesia della pace e del dolore, l'infinito, la poesia del notturno, momento in cui il sentimento si fa tutt'uno con la riflessione.
Ecco nascere allo stesso modo i "Notturni " di Chopin, malinconici, intimi, raccolti ritratti di quella forza rivelatrice dell'imbrunire dove le sfere splendenti svelano, e il manto scuro della notte nasconde tutti "gli orrori dell'abisso" (Baudelaire). Perché la notte ci ruba al mondo, è l'assenza del giorno, della vita reale, la notte ci consegna ad una dimensione altra, vaga, ci innalza ad una forza più ineffabile ma più vera: quella del sacro e dell'arcano che è in ognuno di noi.
Il sentimento e la riflessione si fondono in una mistica unione che apre una porta sull'infinito, e proprio come una porta che si apre su una scena, così si svela l'infinito universo che si racchiude nelle 7 note musicali e nelle loro infinite alleanze chopiniane, che diventa scenario della Luna e del Sogno, le due luci più intime nel flutto buio della notte, e che si accende al dolce suono delle liriche leopardiane.
Le mille e infinite combinazioni delle note musicali simboleggiano l'immaginazione che nasce dall'unione tra la sfera dei ricordi (cioè la Luna) e la linea indefinita delle illusioni (cioè i Sogni) che ci trasportano in una dimensione alternativa e indefinita.
Chopin il poeta del pianoforte "scrive" dei sogni, della luna, dei canti notturni, dell'infinito laddove Leopardi "suona" i notturni. Uno scambio dove non si sa più dove finisce la musica e nasce la poesia, dove ritorna la musica e nasce la danza, dove tutto è vago e indefinito come i due "romantici" geni.
Note di regia:
La scena iniziale è un grande vuoto nero dove pian piano si sente penetrare nell'oscurità la scala delle sette note che inizia a comporsi fino a diventare melodia. La melodia nella notte chiama a sé due corpi lucenti, la Luna e il Sogno (due danzatrici) che svelano la figura di Chopin (pianista) al centro di questo immenso vuoto aprendo in scena una porta sull'infinito. Alle dolci note della lirica di Leopardi (attore), si aggiungono le dolci note dei notturni di Chopin. La notte, regina del mondo, si materializza al crescere di ogni nota e al suono di quei versi a lei dedicati. La linea dei sogni e la sfera della luna, come le geometrie musicali di Chopin si fanno danza.
Così la contraddizione per eccellenza della vita, quella tra realtà e illusione si ricompone momentaneamente fondendo nel sentimento musicale, il sentire poetico e il sentire corporeo. Per quanto vaga e indefinita la notte permette all'uomo di ritrovare se stesso in quell'attimo in cui la notte si fa donna, in cui il notturno è il dolce pensiero alla donna, quell'attimo che come su una tela di un pittore impressionista viene colto fugacemente, prima che quel pensiero svanisca e quella porta si richiuda.
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Bitonto (Bari)
Teatro Tommaso Traetta
Largo Teatro, 17
ore 20:30
ingresso a pagamento
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