E' tempo di Quaresima, tempo di ripensare al proprio rapporto col sacro, con sè stessi e con gli altri. Anche i non credenti avvertono in questi giorni il bisogno, quando passa una processione penitenziale per strada e la banda suona una marcia triste per raccontare i dolori di Cristo, di riflettere su cosa c'è al di là di questa vita terrena. Pare strano pubblicizzare un'adorazione eucaristica su un portale che tratta di discoteche e bar, ma in fondo noi di www.pugliafedefolklore.it ci chiediamo: perchè no? Lungi dall'essere bigotti o promuovere solo l'aspetto antropologico del rito, che specie alle generazioni più giovani può sembrare inutile e fuori dal tempo e dalla logica; però, nel parlare delle "Quarant'ore" che si tengono nella chiesa di San Francesco d'Assisi ogni anno, a cura della Confraternita di Sant'Antonio da Padova, ci piace riportare una frase che è esposta all'ingresso del Duomo di Taranto vecchia: "Se credi prega, se non credi ammira".
Cosa sono le "Quarant'ore"? Per chi crede, è una devozione che risale all'epoca barocca, che consiste nell'esporre l'Ostia consacrata sull'altare all'adorazione dei fedeli per quaranta ore di seguito (anticamente era così, oggi ci si limita a tre giorni dalle nove di mattina alle cinque di pomeriggio). Ciò che è interessante dal punto di vista etnografico è la presenza dei confratelli, semplici devoti che a coppie, ogni ora dandosi il cambio, vegliano il Santissimo vestendo la caratteristica divisa confraternale, dalla foggia antica di secoli.
Cosa passa per la testa di un giovane che quel giorno sceglie, invece di andarsene in giro, di indossare abiti complicati e starsene un'ora inginocchiato davanti a un pezzo di pane, sia pur consacrato? Il bisogno del Sacro e l'esigenza di riflettere sul rapporto fra sè stessi e gli altri. In quell'ora si raccomanda al Redentore l'anima di qualche amico che non c'è più, magari morto anzitempo, il quale non ha pensato in vita a curare la propria anima e che ora soffre in purgatorio; si pensa alla mamma ammalata e si prega che stia bene; si chiede la grazia di un lavoro che permetta di sbarcare il lunario; si esprime, a Chi è sopra di noi e sa le nostre esigenze, tutte le nostre ansie, i desideri, i dolori e le speranze della vita quotidiana.
Per chi volesse poi in quei giorni visitare l'oratorio della confraternita, ricco di arredi barocchi, può contattare dietro offerta libera il confratello Damiano Nicolella.
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