da giovedì 11 a venerdì 12 aprile 2013
Lavorare con lentezza
Teatro
Antonella Genga, Maria Giaquinto, Giuseppe De Trizio, Claudio Prima
Lo spettacolo, come un film di Guido Chiesa di qualche anno fa, porta il titolo di una famosa canzone, quanto mai attuale, del grande Enzo Del Re.
Il film si occupava di un percorso storico nella memoria di Bologna e della sua Radio Alice.
Lo spettacolo invece affronta la tragicomica realtà del mondo del lavoro dei nostri giorni (soprattutto al femminile), con particolare riferimento ai temi della precarietà, dell’emigrazione, del lavoro delle donne, fino alla tragedia delle “morti bianche”.
L’allestimento, prodotto e messo in scena dall’associazione Radicanto (con Antonella Genga, Maria Giaquinto, Giuseppe De Trizio e Claudio Prima), si ispira al “teatro canzone” quale forma d'arte musicale e teatrale lanciata da Sandro Luporini e Giorgio Gaber ad inizio anni settanta.
Nel teatro canzone il testo, la musica (alcune canzoni sono veri e propri macro-testi), i monologhi, la luce, contribuiscono ad allargare la tensione emotiva strutturandosi, grazie alla loro combinazione, in una rappresentazione che lega la canzone d'autore all'approccio dialogico con lo spettatore affrontando tematiche di forte impatto sociale e culturale.
In scena, due donne si incontrano in una ideale piazza di una qualsiasi città italiana. Sedute su una panchina, in attesa di un qualche Godot, dialogano sulle criticità della loro condizione esistenziale, dando vita, di volta in volta, a diversi personaggi: c’è la giovane lavoratrice eternamente precaria, l’operaia licenziata a 50 anni dalla Omsa, la lavoratrice del call center che prende uno stipendio da fame, la commessa dell’Ipermercato che lavora senza riposo anche nel week-end.
Su una panchina di fianco, due musicisti fanno loro da silenziosi e partecipi testimoni, dando vita a canzoni e musiche (di autori come Del Re, Domenico Modugno, Chico Buarque e degli stessi Radicanto) che fungono da commento, accompagnamento e contrappunto alle parole delle due attrici.
Al centro della scena, un albero, scarno e spoglio, fiorisce gradualmente rivestendosi dei pezzi di storie che le due donne di volta in volta indossano, per poi lasciarle appese ai suoi rami: un cappello, un camice da lavoro, un foulard. Brandelli di vita che compongono il mosaico di una società sempre più sola e affannata.
La rappresentazione conduce lo spettatore attraverso un vivido processo catartico, con la complicità di un linguaggio denso di sferzante ironia, di elegante poesia e di franca comicità.
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da giovedì 11 a venerdì 12 aprile 2013
Bari
Auditorium La Vallisa
Piazza del Ferrarese 4
ore 21:00
ingresso a pagamento
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