Non lo faccio più. La violenza di genere raccontata da chi la subisce e da chi la infligge
Incontri culturali
«Ero in auto, era autunno. Dalla radio un altro stupro, un altro branco. Un' altra ragazza, un'altra figlia, un'altra io. Ma quel giorno invece di incassare il colpo e portarmelo addosso insieme agli altri fardelli con l'amarezza della rassegnazione, mi sono detta con forza: non posso abituarmi a questo. Non voglio che nessuno si abitui, devo fare qualcosa perché nessuno si abitui. Quel Devo fare, carico di rabbia ma anche di energia, ha dato voce al Cosa puoi fare? Cosa sai fare? Venivo da un'esperienza molto formativa, con due libri nei quali avevo ascoltato per ore persone anziane raccontarmi il loro essere bambini nella prima metà del Novecento, i loro giochi, i primi baci, i loro sogni e le loro vite. Avevo frequentato delle scuole per condividere con giovani allievi quelle storie che sembrano così lontane ma nelle quali invece loro trovavano similitudini e spunti per parlare di sé. Avevo visto tanti ragazzi girare per casa, amici delle due mie figlie adolescenti. Mi era capitato di guardarli chiedendomi che volto ha un ragazzo che uccide la sua ex, quale sguardo, quali paure che non riusciamo a leggere. La violenza riguarda sempre ragazzi qualunque, con vite normali fatte di scuola, musica, amici, una ragazza da amare. Ho un figlio alla primaria e a volte mi chiedo che compagno sarà per le donne che incontrerà nella sua vita. Non credo che esistano i mostri, so che esistono gli esseri umani. E quel giorno, in auto, mi sono data la mia risposta. Cosa so fare? So ascoltare.
Posso cercare di avvicinarmi al maschile, posso ascoltarlo e condividere poi l'esperienza. Non in un saggio, che esula dalle mie competenze, ma in una sorta di conversazione scritta sul tema, arricchita dalle osservazioni di chi conosce la violenza perché ci lavora accanto e dalla testimonianza diretta di chi il dolore se lo porta addosso. Per raggiungere le ragazze ma soprattutto i ragazzi dai 16 ai 30 anni, perché è il maschile delle giovani generazioni che deve fermarsi a riflettere su cosa vuole per il proprio futuro, su quali sono le eredità da scrollarsi di dosso e quali le proprie qualità da esaltare senza paura. E' a loro che questo libro è dedicato e vorrei che il titolo, "Non lo faccio più", fosse un grido da sussurrare dolcemente all'orecchio, un intento.
Il Come fare è stato complicato, molto laborioso, ma reso possibile grazie ad una catena di sensibilità che mi ha confermato quanto sia grande il patrimonio umano del nostro paese. Ho letto libri, frequentato convegni e incontri. Ho conosciuto nuove persone, ho messo in moto i miei contatti. Chi aveva competenze professionali mi ha offerto la sua collaborazione, chi non ne aveva si adoperava per darmi un nome, un numero di telefono di qualche conoscente che ne avesse. Perché non è vero che in questo paese nessuno fa niente per niente. Le persone si sono spese per un valore non mercificabile, per accompagnare un passaggio di conoscenza, per partecipare al momento di crescita collettiva di cui questo libro è un piccolo ma prezioso tassello. Così assistenti sociali, psicologi, magistrati, funzionari del sistema penitenziario, docenti, avvocati, associazioni e dipartimenti, in tanti mi hanno aiutato a tessere una tela tra le cui trame risplende una parola magica: fiducia. E' con fiducia che uno sguardo condiviso e costruttivo ha accompagnato questo lavoro, non sempre scorrevole dal punto di vista oggettivo, a volte impegnativo anche sul piano emotivo.»
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Bari
Libreria Prinz Zaum
Via Cardassi, 85
ore 19:00
ingresso libero
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