Mille e Una Notte
Teatro
Diretto ed interpretato da Paolo Panaro.
Il racconto si apre con la storia del re di Persia che punisce con la morte la moglie infedele. Convinto della malvagità di tutto il sesso femminile, decide di passare ogni notte con una donna diversa che poi uccide all'alba. Il tragico incanto è spezzato da Shahrazad, che usando lo stratagemma di raccontare ogni notte una favola e di interromperla
al momento opportuno, lascia nel re la curiosità di sentire il seguito. Shehrazad apre le porte del libro mirabile, ne rompe il sigillo.
Shahrazad racconta al califfo che un sarto invita a cena un gobbo e gli offre del pesce; una lisca in gola fa del gobbo una persuasiva immagine di morto; convinto di essere causa della morte del buffone, il sarto di nascosto porta il gobbo sulle scale di un medico
ebreo; costui uscendo lo urta, lo fa rotolare per le scale, crede d'averlo ucciso; nasconde il corpo nei pressi della cucina di un palazzo; lo scopre un provveditore, lo sospetta ladro, percuote il gobbo, lo vede morto, si giudica colpevole; lo trascina sulla strada di un sensale cristiano, costui ubriaco, percuote il gobbo e ritiene d'averlo ucciso. Il cristiano viene catturato, condotto davanti al re della Cina e condannato a morte; ha
già il cappio al collo quando via via si costituiscono gli altri: il provveditore, il medico ebreo, il sarto: il cappio passa dall'uno all'altro finché non si giunge al noto baratto: se i quattro racconteranno una buona storia, almeno una, avranno salva la vita. La salvezza verrà dal racconto del sarto. Il sarto racconta che a un banchetto si presenta un giovane claudicante; costui scorge
fra i presenti un barbiere ed eccolo pronto a fuggire, con un moto di sgomento; alle stupite
domande degli altri commensali il giovane racconta come dovendosi recare ad un eccitante appuntamento amoroso, abbia convocato presso di sé un barbiere che gli curasse
la capigliatura; il barbiere, detto anche il Taciturno, si accinge al suo lavoro; ma subito lo interrompe, avvolgendo lo sventurato e furibondo giovane in un monologo sterminato nel quale il barbiere dà una dettagliata descrizione di se stesso e della sua
versatilità. Il giovane estenuato dalla invadenza del barbiere gli fugge e nella fuga si azzoppa irreparabilmente. Il barbiere risponde alle accuse del giovane esaltando la propria discrezione. A riprova della sua saggezza il barbiere racconta le sei storie dei suoi sei fratelli. Il re della Cina affascinato dal racconto del sarto, fa chiamare davanti a sé il
loquace Taciturno. E sarà proprio il barbiere a chiudere con un gesto esperto e netto il nodo cruciale di tutta la macchina narrativa, liberando la gola del gobbo da una spina di pesce e riportandolo in vita. Ma è ormai l'alba e Shahrazad tace. Le Mille e una Notte è il regno supremo dei lettori insonni. Entrando in questo libro si
vaga per un favoloso Islam che oggi stenteremmo a riconoscere. Il libro delle Notti è un insieme di racconti che si articolano, incastrandosi l'uno nell'altro, intorno ad una storia principale. La comparsa di un personaggio comporta immancabilmente l'interruzione della storia precedente a favore di una nuova storia. Come matrioske russe, i racconti sono incastonati l'un dentro l'altro. Le Mille e una Notte sono raccontate da una
voce femminile. Qualcosa di femminile pervade i racconti notturni. Il motto delle Notti
è 'o un racconto o la vita'. Raccontare equivale a vivere.
(fonte Centro Diaghilev)
|
Mola di Bari (Bari)
Teatro Van Westerhout
Via Van Westerhout, 17, 70042 Mola di Bari BA, Italy
ore 19:00
ingresso a pagamento
|
| |
|
|
letto
234 volte