Il tempo perduto di Marcel Proust
Teatro
Spettacolo di produzione del Centro Diaghilev. Diretto ed interpretato da Paolo Panaro.
E’ possibile raccontare in teatro tutto ciò che di importante un individuo ha pensato e intuito della vita? Può uno spettacolo esprimere le più intime emozioni
e descrivere sentimenti così ben nascosti nella profondità dell’anima? Il progetto ideato da Panaro si compone di una trilogia di spettacoli narrativi ispirati al capolavoro di Marcel Proust. Attraverso una progressiva riduzione
dell’immenso corpus della Recherche, si è giunti ad un adattamento drammaturgico
che con grande flessibilità riassume le vicende più significative della
vita del protagonista Marcel, dall’infanzia fino al giorno in cui, ritiratosi dal mondo, scrive la propria biografia. La vita del protagonista è consacrata alla
ricerca del segreto della realtà. Con lui percorriamo le strade di Parigi ed entriamo in elegantissimi salotti; da lui apprendiamo la difficile arte della conversazione
mondana e subito dopo lo accompagniamo alla scoperta del mare, con le sue spiagge e i suoi hotel. Marcel ci insegna a spiare il mondo con gli occhi dei
pittori e dei fotografi; ci suggerisce di guardare i volti delle gente come fossero
paesaggi della natura. Ci introduce nei segreti della letteratura, della musica, dell’architettura. Elabora le grandi teorie sull’Amore, la Memoria, il Sonno e il Tempo. Le sue parole, intime e confidenziali, pronunciate col tono garbato del perfetto gentiluomo, ambiscono segretamente ad esprimere il Tutto. Per farlo egli cambia continuamente punto di vista, trasformandosi di volta in volta in un nuovo narratore. L’attore in scena narra di Marcel, un ragazzo goffo che non somiglia affatto allo scrittore Proust. Marcel è solo un testimone di eventi. Scorgendo
le cose dal di fuori sa solo ciò che vede. Ma qualche volta, Marcel si trasforma in spia, si nasconde, cela il suo volto; guarda, senza essere visto, da un
cespuglio, da una finestra dischiusa e il suo sguardo inaspettatamente assume
una preoccupante espressione di cupidigia. Marcel si abbandona ai piaceri del voyeur, poiché raccontare è anche spiare. Poi, di tanto in tanto, annoiandosi
della sua scienza limitata, Marcel conosce improvvisamente tutti i segreti delle anime: nessuno sfugge al suo sguardo. Il progetto è un omaggio alla moderna ossessione dei punti di vista. E’ uno studio
sulle varie possibilità espressive e funzionali offerte dalla narrazione scenica. E’ il viaggio per conoscere il più grande romanzo del novecento.
IL TEMPO PERDUTO: E’ il prologo di tutta l’opera. Racconta dell’adolescenza e della giovinezza del protagonista.Ma è anche la storia di una vocazione artistica, di un destino legato alla scrittura,
raccontato attraverso l’esercizio della Memoria. Il protagonista, che noi chiameremo Marcel, è ossessionato dall’idea che il Tempo possa distruggere il mondo che lo circonda e portar via con sé le persone che egli ama. L’esercizio della Memoria, abolendo le
distanze tra passato e presente, è il solo strumento concesso all’uomo per combattere l’ansia dell’ineluttabilità del Tempo; la sua pratica è un atto di negromanzia. In una scena ossessivamente vuota come lo può essere un casa di cura e il monotono tic-tac di un orologio che segna il lento ma inesorabile trascorrere del Tempo, Marcel sembra
aggirarsi come un folle che cerca di mettere maniacalmente in ordine il suo passato. E così, grazie all’inconsistente odore della celeberrima madeleine, rivede nella luce della poesia alcuni episodi dimenticati del suo passato: le vacanze estive in Normandia, le
passeggiate solitarie nei campi, l’odore del biancospino, le straordinarie figure della
madre, della zia malata e della nonna; e poi i boschi, i fiumi, le acque, il mare… Tutto viene magicamente rievocato e sospeso nel tempo. I confini tra passato e presente cadono e Marcel ha la percezione di aver isolato un po’ di Tempo allo stato puro.
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Mola di Bari (Bari)
Teatro Van Westerhout
Via Van Westerhout, 17, 70042 Mola di Bari BA, Italy
ore 21:00
ingresso a pagamento
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