Il culto di Sant'Antonio di Padova, "il Santo che il mondo ama" a detta dei frati della Basilica del Santo, a Martina è sentitissimo da almeno cinque secoli. "Un frate scalzo di san Francesco" seguiva San Martino apparso sulle mura della città nel memorando assedio dei Cappelletti, e dal 1531 il santo patavino è patrono secondario del bel borgo sulla Valle d'Itria.
E a quel periodo risale la più antica immagine del frate lusitano, nella chiesa di San Nicola dei Greci a Montedoro, dai tratti ancora gotici. In Italia il Santo dei miracoli, che fa tredici grazie al giorno, è venerato con uguale devozione dal Veneto alla Sicilia: un corteo storico lo accompagna morente al santuario dell'Arcella a Padova, a Rieti le strade per cui passa la Sua statua vengono ornate dalle "infiorate" (composizioni di fiori), in Calabria viene accompagnato da zampogne e ciaramelle, a Termini Imerese (Palermo) due processioni contrapposte gareggiano per le vie della città, a Sorrento una pioggia di margherite accoglie il suo passaggio. A Martina variegato è il suo culto: è festeggiato da apposita processione il giorno titolare dall'Arciconfraternita Immacolata degli Artieri, con la distribuzione del pane benedetto presso la chiesa dei Cappuccini in Valle d'Itria, ma la festa più solenne gli è tributata dalla Congrega di Sant'Antonio di Padova, fondata nel 1706 e gemellata con l'Arciconfraternita del Santo, che in Suo onore organizza la processione la domenica successiva al 13 giugno. Per l'occasione le Sue statue vengono ornate da composizioni di gigli, in ricordo della purezza del Santo e dei gigli che fiorivano per i campi di Padova il 13 giugno 1231, quando il frate spirò. Negli anni Cinquanta la processione veniva anche accompagnata da bambini vestiti a fraticelli e per le strade del centro storico si allestivano altarini in Suo onore, dove si recitava la tredicina e il "Si quaeris miracula" (usanza che non sarebbe male riprendere). La vigilia della festa inoltre vi è la vestizione dei novizi della suddetta confraternita: i neo confratelli in abito liturgico vengono accompagnati dall'oratorio alla chiesa di San Francesco e durante un'apposita messa professano di appartenere da quel momento in poi al sodalizio. Il momento culminante del rito giunge quando i confratelli anziani cingono in vita ai novizi il cordiglio ("'u lazze") con i tre nodi simbolo di povertà, castità ed obbedienza, che ogni confratello è tenuto ad osservare moralmente.
(Nella foto, la confraternita in un pellegrinaggio a Padova, alla Basilica del Santo)
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