Festival della Valle D'Itria, Giovanna d’Arco
Classica e Lirica
Concerti
Dramma lirico in un prologo e tre atti
Libretto di Temistocle Solera Casa Ricordi, Milano
Giovanna Jessica Pratt
Carlo VII Jean-Francois Borras
Giacomo Julian Kim
Delil Roberto Cervellera
Talbot Emanuele Cordaro
Maestro concertatore e direttore d’orchestra
Riccardo Frizza
Regia e progetto scenico Fabio Ceresa
Costumi
Massimo Carlotto
Disegno Luci Giuseppe Calabrò
Movimenti Coreografici Luciana Fumarola
Orchestra Internazionale d’Italia
Coro del Teatro Petruzzelli
Maestro del Coro
Franco Sebastiani
La terza opera in cartellone è Giovanna d’Arco, che rappresenta il contributo del Festival della Valle d’Itria al bicentenario verdiano. Nessun altro festival o teatro italiano ed europeo ha messo in programma la messa in scena di quest’opera nell’anno verdiano, fatta eccezione per il Festival di Salisburgo che ne propone una versione in forma di concerto.
Giovanna d’Arco è la settima opera di Verdi, accolta da un esito lusinghiero alla prima assoluta milanese del 1845 anche grazie alle solide vocalità belcantistiche di Erminia Frezzolini e Antonio Poggi. Nonostante il felice debutto milanese e il successo riscosso nei principali teatri italiani che l'ebbero in cartellone negli anni a seguire (la ‘scabrosità’ del soggetto indusse però la censura a vistosi cambiamenti, come nella versione ribattezzata Orietta di Lesbos), l’opera non resse il confronto con le opere della prima maturità, e negli Anni '50 dell'Ottocento iniziò ad essere accantonata. Nei giorni del debutto Verdi fieramente dichiarava: “La Giovanna d’Arco è la migliore delle mie opere senza eccezione e senza dubbio”; ma al di là di questa dichiarazione evidentemente polemica nei confronti dei suoi detrattori, il giovane operista era giustamente convinto dello straordinario valore drammatico-vocale del ruolo della protagonista - di gran lunga il migliore tra quelli delle opere "degli anni di galera". Non per niente lo raccomandò nel 1865 a Teresa Stolz, che fu poi in effetti una splendida Giovanna alla Scala; anche nel corso delle sparute riprese novecentesche il ruolo ha sempre attratto primedonne di grande statura vocale e forte temperamento drammatico-musicale, con il rischio di enfatizzare lo stereotipo romantico del personaggio storico (che poco interessa a Verdi e a Solera) e di equivocare il carattere vocale del personaggio operistico, che da eminentemente e dichiaratamente belcantistico è stato spinto su versanti più drammatici, di accento romantico/verista.
La Giovanna d'Arco del Festival 2013 si riallaccia idealmente all’Ernani voluto da Rodolfo Celletti nel lontano 1991, che riuscì nell’impresa di riportare la vocalità dell'opera verdiana nell’alveo nobile del Belcanto ottocentesco. Questa nuova produzione si ripropone programmaticamente lo stesso intento: l’impervio ruolo della protagonista – cantato nel corso degli ultimi decenni da artiste quali Caballè, Anderson, Devia, Bonfadelli - è stato infatti affidato a una delle più popolari interpreti belcantiste dell’ultima generazione: Jessica Pratt, ammirata per il dominio tecnico assoluto e la purezza della linea di canto. Accanto a lei, il giovane francese Francois Borras che, dopo essersi formato e fatto ammirare in campo internazionale, approda in Italia forte di una luminosissima e incantevole vocalità tenorile. La parte di Giacomo è affidata al giovane Julian Kim, messosi in luce in recenti produzioni belcantiste, dimostrando doti vocali e musicali decisamente fuori dal comune.
Nel corso del Novecento l’opera ha avuto ben poche riprese, la prima delle quali a Berlino, nel 1941, salutata con euforia come la riscoperta di un gioiello sconosciuto, in occasione del quarantesimo anniversario della morte dell’autore; tra le più recenti, in Italia, si ricordano quella del 1951 a Napoli, del 1989 a Bologna e del 2008 a Parma. Lo studioso verdiano Charles Osborne ebbe a fare una dichiarazione che ha senso rileggere oggi, nella ricorrenza del doppio bicentenario: “Possibile che questi commentatori di Verdi non abbiano udito qualcuna delle opere che liquidano così facilmente e senza immaginazione? Come può fare a meno, uno che ama e capisce Verdi, di rispondere alla generosità melodica e alla giovanile baldanza di queste prime opere? Uno può amare il Tristano e la Valchiria e restare refrattario a Le fate, al Divieto d’amare e al Rienzi, perché i primi sforzi di Wagner sono pesantemente sgraziati, ma io diffido dell’uomo che adora il Falstaff eppure non ha indulgenza per Il corsaro o I masnadieri”.
Al cospetto di un dramma di difficile resa teatrale, si è scelto un regista la cui poetica possa misurarsi con la dimensione insolitamente fantastica e visionaria del libretto, forte ancorché discontinua. Ecco allora tornare a Martina Franca il giovane regista milanese Fabio Ceresa, autore dello spettacolo L'Orfeo, immagini di una lontananza, che la scorsa estate costituì una sorprendente rivelazione, conseguendo uno straordinario successo di critica e pubblico.
Ceresa, mettendo a frutto anni di collaborazione con i più grandi nomi della regia contemporanea come aiuto regista al Teatro alla Scala, ha ideato uno spettacolo secondo i punti di forza della sua poetica: valorizzazione dello spazio scenico e concentrazione di vortici emotivi e drammatici attorno ai nuclei drammaturgici e testuali del dramma.
In un altro anno di gravi difficoltà economiche per il Festival, questa Giovanna d'Arco si avvarrà meritoriamente di elementi scenografici tratti dal ricco repertorio dei laboratori del Teatro Petruzzelli. I costumi saranno curati dal giovane Massimo Carlotto.
La direzione d’orchestra è affidata a Riccardo Frizza, tra i giovani direttori italiani più apprezzati nel mondo, che vanta una prestigiosa e vasta esperienza di repertorio belcantistico, reduce tra l'altro da un lusinghiero debutto alla Scala con Oberto, Conte di San Bonifacio, titolo con il quale ha conseguito un importante successo personale. Il suo è un gradito ritorno a Martina Franca, dove diresse, giovanissimo, un concerto verdiano che ne mise in luce doti e temperamento. La sua lettura di Giovanna d'Arco potrà esaltare sia il lato energico e dirompente della partitura, sia quello delle preziosità di carattere belcantistico previste nelle parti vocali, assecondando e sollecitando le potenzialità dei cantanti chiamati al compito.
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Martina Franca (Taranto)
Palazzo Ducale
Piazza Roma
ore 21:00
ingresso a pagamento
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