Camminando a Sud
Folklore e tradizioni
Camminando a sud l’incontro con la tradizione, aspettando Carnevale.
Ancora una volta parliamo di Carnevale, fuori tempo, in un contesto teatrale, privilegiando il senso di come il Teatro svolga funzioni concrete sulla cultura della Civiltà contadina. Il Carnevale Storico Turese () è capace di compendiare brillantemente pagine importanti della storia, della religiosità e moralità, della socialità e della politica di Turi. Richiama alla memoria una delle pagine più crudeli (la Repubblica Partenopea o Rivoluzione napoletana, 22 gennaio-23 giugno 1799) la cui soppressione sconvolse il meridione d’Italia e particolarmente la Puglia, in quell’ultimo anno del secolo XVIII. A Turi poteva accentuarsi la democrazia “nobiliare” piuttosto che quella “popolare”, fatto è che i “briganti”, storicamente non assalirono Turi. In quei tumultuosi eventi il popolo fu col Re: a Turi non fu issato “ l’albero della libertà “, anzi fu organizzato uno stratagemma opportunistico, cedendo del denaro. Il canovaccio del nostro Carnevale parla di Anime del Purgatorio in processione dalla Grotta di Sant’Oronzo: capaci di salvare le mura del paesello, guidate dal Vescovo leccese che impugna la spada. La sottigliezza equivoca che rimandava alle vicende condotte dal Cardinale Ruffo servì poi a demonizzare il brigantaggio post unitario in Italia meridionale. L’incontro di stasera aggiunge un’ulteriore ricerca sulle profonde radici nelle pulsioni popolari, esprimendo sentimenti comunitari, cadenze specifiche del Sud. E’ il prepotente grido dell’anima meridionale che si fanno cultura talmente organica alla vita di questa o quella collettività che risponde al bisogno di celebrare momenti di gioia, esplodendo di collettiva vitalità.
Timidamente Turi segue un lavoro di pubbliche relazioni in modo proprio. In Puglia viaggiatori come il poeta romano Orazio che scoprì la pescosità del mare barese, o Antonio De Ferrariis (detto il Galateo) che scopre le vigne e gli olivi descrivendoli nel “De Situ Japigiae”, è seguito da altri, testimoni di danze sfrenate che le donne di Brindisi dedicavano a Bacco. La Tarantata che origina la Pizzica leccese, musiche miste a paganesimo, religione e credenze popolari risalenti al Rinascimento, raccontano la storia del Sole di Puglia che, disse Dante, si fa vino. Il carattere dei pugliesi testimonia anche a Turi il significato univoco della vite e dell’ulivo: il nostro Carnevale, organizzato in chiesa e festeggiato in piazza, terminava in osteria dopo il tocco della campana delle Ceneri. Pitture murali in osterie ci parlano di Napoli, città dai mille colori. Napoli che piange e che ride nella maschera di Pulcinella; che si esprime in un idioma che il sentimento e le emozioni rendono universali. Napoli è l’orgoglio di appartenere a un popolo oppresso e sfruttato ma sempre uguale a se stesso. Questo scambio culturale con la Campania, nel solco di uno dei più importanti Carnevali del Mediterraneo è Storia che avanza: chiamerà a rispondere coloro che non hanno voluto veder chiaro in tempo, la vecchia tesi di un Sud in cui il lavoro del contadino non riesce a rendere produttiva una terra arida e matrigna.
Mino Miale
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Turi (Bari)
Piazza Capitano Colapietro ( Palazzo Marchesale )
ore 20:30
ingresso libero
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