Le Fil Rouge
Incontri culturali
Arte e fotografia
“Le Fil Rouge” è un progetto nato dal sodalizio umano e professionale tra l’artista Luigi Cannone e il critico d’arte Rosanna Gesualdo, entrambi impegnati sul fronte della promozione della “cultura anti-mercato”. H 24 FabriKa ci racconta il progetto attraverso le parole dell’ideatrice: Rosanna Gesualdo : “Con “Le Fil Rouge” intendiamo affiancare, partendo proprio qui da Lecce le tante iniziative che in Italia tentano di opporsi al crimine della violenza contro le donne. Un unico termine: Femminicidio! Cori di denuncia inabissati nel vuoto del silenzio se guardiamo ai dati e ai delitti che continuano a segnare il ritmo terribile dell’ignoranza. Il Femminicidio è un delitto di “genere” e sta a indicare che le vittime sono tali in quanto donne. L’obbiettivo, quello di “ Le Fil Rouge” come dei tanti altri progetti, resta quello di farsi veicolo della “cultura dell’emergenza” un coro che stando al bollettino delle vittime è ancora dolorosamente inascoltato.
Una solitudine assoluta permea le pieghe dell’anima. Le stanze dell’affettività femminile abbandonate al silenzio, seguendo le direttrici di un sogno andato a male hanno incontrato l’ingiuria della realtà. Questo il “sentire” delle donne ritratte da Luigi Cannone, artista sapiente che ha voluto scavare nel suo io recondito per incontrarle.
Donne, la cui colpa è di essersi sottratte al ruolo imposto dalla tradizione, al controllo del proprio compagno, del proprio padre e dell’egemonia patriarcale in genere. La loro scelta di autodeterminazione le ha punite con l’ingiuria, con l’abbandono e con la morte morale e fisica. Solo perché Donne e non Madonne! La loro sentenza a morte è stata decisa da singoli uomini, giuria e boia votati al possesso!
Donne picchiate da uomini che tornano ad accovacciarsi sul grembo, a piangere come bambini smarriti nel buio della vita. E allora lì, in quel momento di deriva emozionale ogni donna sostituisce il sapore ferroso del sangue in bocca con aroma di dolcezza, ancora lì, in quell’istante di menzogna dove uno sguardo infame prevale sulla luce l’orrore svanisce e nasce la giustificazione.
Una luce “Caravvaggesca” pervade le tele intrise di domande la cui risposta è ovvia: “Uccise perché donne, in quanto donne”. Destinate al macello, in primis da se stesse, abbandonate al loro destino da chi, accanto, nega persino l’ascolto accusandole il più delle volte di aver seguito il proprio cuore più che il consiglio amico. E di azzurro intriso di rosso, il pittore scava all’interno di se stesso come un cronista, per comprendere prima, per dar vita poi, con voce e colore al dolore dell’altro incontrato sui sentieri dell’etica. La luce nelle opere di Luigi Cannone ha una duplice funzione: costruttiva e simbolica. Toni caldi di una luce spesso radente, emerge da un buio che non indaga lo spazio circostante ma permea i corpi conferendoli sacralità mentre tutto attorno resta indagato e inconoscibile, dipinge così l’artista Cannone, la ferocia a cui non si può dar nome, senso e ragione. Perché la violenza è sguardo infame che bracca e perseguita innanzi a cui ogni ragione soccombe. L’abbraccio dell’uomo e artista è assoluto, silenzioso come una preghiera la cui invocazione è riassunta in un: “Mai più”. Immagini crude le sue, non disgiunte da una tenerezza assoluta, feroce nel rimarcare ancora una volta quel: “Mai più”. Ad accompagnare quest’urlo, solidali, le parole di Giovanna Politi che i più conoscono come scrittrice di gioia e speranza. In “Fil Rouge” lo sforzo di una donna e l’onere di un’autrice di andare oltre se stessa per rinvenire le matrici di un dolore arcaico fedele ad un richiamo: rendere onore a giustizia a chi seguendo sogni e speranza ha incontrato la morte. Tale è stata la forza con cui la Politi ha aderito al progetto da aggiungere alla sua scrittura una tensione “performativa” inedita sino ad oggi come inediti sono gli scritti dedicati al progetto. Dunque il 4 ottobre, prima tappa delle “Le Fil Rouge” con la presentazione e il lancio di “Le Fil Rouge Ensemble” che vedrà il coinvolgimento corale dei tanti artisti di cuore e coscienza presenti sul territorio, con maggiore attenzione allo sguardo dell’uomo, perché come la curatrice ci spiega, il suo intento è dar voce a tutti gli uomini che aborriscono la violenza attuata dai loro simili, forse loro troveranno un giorno le parole che dette dalle donne restano ancora dolorosamente inascoltate”.
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Lecce
h24 fabrìKa
Vico dietro spedale dei pellegrini 29/a (piazzetta Santa Chiara)
ore 20:00
ingresso libero
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