FRANCESCA DEGO (Lecco 1989) è considerata fra le migliori interpreti italiane di oggi.
A seguito dell'immediato successo del suo disco di debutto per Deutsche Grammophon con i 24 Capricci di Paganini incisi sul Guarneri del Gesù appartenuto a Ruggiero Ricci prossimamente uscirà il primo disco del nuovo progetto dedicato all'integrale delle sonate di Beethoven....
Guida all'ascolto
Come sintetizza magistralmente Alberto Basso, all’origine delle Sonate e Partite bachiane «stava forse il desiderio di fare cose bizzarre, di soddisfare il capriccio che l’estetica del tempo vantava come una qualità dell’arte. Ma con Bach l’esperimento del bizzarro si trasforma in proposta geometrica, la licenza cede il passo all’ordi- ne architettonico, e il principio che i predecessori avevano attuato seguendo le vie del più semplice e del meglio godibile [...] in Bach si manifesta sub specie maioris opus, come qualcosa di monumen- tale e magistrale» (Alberto Basso, Frau Musika, vol. I): la raccolta contenente le sei Sonate e Partite per violino solo BWV 1001-1006 (le Sonate hanno come numero di catalogo i BWV 1001, eseguito stasera, 1003 e 1005; le Partite i BWV 1002, 1004, 1006) è quindi non a caso considerata vertice assoluto della letteratura violinistica di tutti i tempi. La piccola silloge è costituita da tre Sonate plasma- te sul modello della sonata da chiesa e da altrettante Partite, sorta di suites composte come d’uso da movimenti in tempi di danza e concepite ciascuna in stretto binomio con la sonata che la precede. Severa e ricca di giochi contrappuntistici, spesso in stile di fantasia (reminiscenza della scrittura toccatistica, con le caratteristiche am- pie volate di note brevissime in scala o arpeggi, continuamente e liberamente variati), la scrittura da chiesa delle Sonate si farà invece più lieve nelle Partite, in virtù della loro stessa condizione di danze. Il manoscritto originale, vergato da Bach nel 1720, rimase in uso alla famiglia del Kantor fino alla metà del secolo successivo; una volta scomparsa Christiane Louisa Bach (terzogenita di Johann Christo- ph Friedrich, morta nel 1852) il manoscritto passò tra le mani di alcuni collezionisti per poi confluire nel fondo Rust della Deutsche Staatsbibliothek di Berlino nel 1917; nel corso del Sette-Ottocento la raccolta riscosse un certo successo, testimoniato dalla relativa diffusione manoscritta che ne seguì e dalla presenza, in queste stes- se sillogi, di varie trasposizioni – realizzate anche dello stesso Bach – per rendere agevole l’esecuzione delle Sonate e Partite anche con altri strumenti. Inoltre anche le edizioni a stampa datano abbastanza indietro nel tempo (la prima pubblicazione delle intere sei opere si deve ai tipi di N. Simrock nel 1802) e conobbero varie ristampe. Ancora, l’impiego dell’intitolazione studio per qualificare i sei brani nella seconda edizione Simrock del 1809 è indice del favore inin- terrotto di cui godettero le Sonate e Partite, in questo caso come esercizi di tecnica violinistica di livello superiore e virtuosistico. Nonostante il palese terminus ante quem indicato sul frontespizio del manoscritto autografo (1720), la datazione delle sei opere è tuttora argomento discusso; Bach iniziò a lavorarvi molto probabil- mente a Weimar nel 1703, per perfezionare finalmente la silloge nel 1720 durante gli anni di lavoro a Cöthen. La destinazione esecutiva delle Sonate e Partite ai tempi di Bach era ovviamente ben diversa da quella attuale: tale repertorio non veniva concepito in vista di esecuzioni concertistiche simili a quelle odierne, bensì – soprattut- to nel caso delle Sonate – anche come brani a solo funzionali al cor- redo liturgico-musicale delle officiature ecclesiastiche; si era infatti soliti eseguire un brano solistico oppure un concerto strumentali al momento del Communio, prima dei canti in lingua tedesca. Inoltre, già nell’Italia del ‘600 in vari momenti della liturgia si prevedevano inserzioni musicali, anche di matrice improvvisativa, affidate a stru- menti solistici, tra cui (oltre all’organo) proprio il violino.
E Bach, nel comporre le tre Sonate, segue da vicino proprio il mo- dello della sonata da chiesa: la BWV 1001 è infatti suddivisa in quattro movimenti animati dalla contrapposizione agogica lento – veloce – lento – veloce; il secondo movimento è costituito da una fuga, il cui severo intreccio contrappuntistico (reminiscenza e insieme simbolo dello stylus ecclesiasticus) raggiunge addirittura le tre o quattro parti. Il terzo tempo (Siciliana) è di carattere cantabile nonché l’unico dei quattro ad essere situato in una tonalità diversa rispetto agli altri; l’ultimo è un fluente e agile Presto.
E il violinista virtuoso è ovviamente anche il destinatario dei Ca- pricci op. 1 di Niccolò Paganini, pubblicati da Ricordi nel 1820 e dedicati ‘alli Artisti’: all’epoca immediatamente giudicati impossibili da eseguire, i Capricci sono da decenni diventati – al pari del reper- torio bachiano – una vera e propria ‘Bibbia’ per gli allievi di violino e fanno parte stabilmente di programmi obbligatori di esami di con- servatorio e concorsi. Concepiti non per la pubblica performance ma nemmeno per il semplice studio privato, i Capricci combina- no felicemente una caleidoscopica varietà di tecniche violinistiche (picchettati, ottave, decime e pizzicati con la mano sinistra) all’ispi- razione musicale, andando ben oltre il semplice sfoggio di tecnica superiore fine a se stesso.
Programma
JOHANN SEBASTIAN BACH
(Eisenach, 1685 – Lipsia, 1750)
Sonata n. 1 in sol minore per violino solo BWV 1001
Adagio
Fuga (Allegro)
Siciliana
Presto
NICOLA CAMPOGRANDE
(Torino, 1969)
“Bizzarra” per violino solo
(2011, dedicato a Francesca Dego)
NICCOLÒ PAGANINI
(Genova, 1782 – Nizza, 1840)
12 Capricci op. 1
dal 13 al 24
Web:
www.amicidellamusicataranto.it