Francesco D’Orazio al violino e Giampaolo Nuti al pianoforte
Classica e Lirica
Concerti
Francesco D'Orazio
Violinista
Violinista brillante e versatile ha messo le sue qualità tecniche e musicali al servizio di una eccezionale poliedricità, imponendosi come punto di riferimento nella musica contemporanea, nella collaborazione con compositori come Luciano Berio, Ivan Fedele e numerosi altri (con molte prime assolute), non meno che in repertori del tutto diversi, in particolare in quello barocco, come solista e violinista dell' "Ensemble l'Astrée di Torino".
Con questa motivazione, nel 2010, Francesco D'Orazio è stato insignito del XXIX Premio Abbiati della Critica Musicale Italiana quale "Miglior Solista", primo violinista italiano a ricevere questo prestigioso riconoscimento dopo Salvatore Accardo nel 1985.
Giampaolo Nuti è nato a Firenze, dove ha compiuto gli studi pianistici sotto la guida di Antonio Bacchelli; successivamente ha studiato con Franco Scala ad Imola ed ha seguito corsi di perfezionamento in Italia e all’estero, sia di pianoforte che di musica da camera. Ha compiuto inoltre studi di clavicembalo - diplomandosi col massimo dei voti e lode - musica elettronica e direzione d’orchestra.
Vincitore di numerosi concorsi pianistici nazionali, ha tenuto concerti in Austria, Germania, Irlanda, Svezia, Slovenia, Stati Uniti, Canada, Perù e Messico, nonché nei più importanti centri italiani; si è esibito come solista con numerose orchestre sinfoniche e cameristiche, collaborando con M. Marvulli, E.G. Yaslicam, R. Gutter, C. Topilow, N. Samale. Ha suonato concerti di Bach, Haydn, Mozart, Beethoven, Chopin, Liszt e Shostakovich (I°) con l’Orchestra da Camera Fiorentina, Chopin con la Filarmonica Marchigiana e la Giovanile di Genova, Ciaikovsky con la Sinfonica di Lecce, nonché il Secondo concerto di Shostakovic con la NRO al Festival di Breckenridge, Colorado, ed il KV 466 di Mozart con la Residenzorchester a Vienna. Ha suonato inoltre il Concerto (1979) di Schnittke per il Festival di Fermo. Ha registrato per la Stradivarius l'integrale delle opere per violino e pianoforte di Alfred Schnittke, scelto poi come disco del mese da CD Classics.
Guida all'ascolto
La Sonata per violino e pianoforte op. 30 n. 3 di Beethoven, dedicata allo zar Alessandro I di Russia, venne composta fra 1801 e 1802 per essere data alle stampe l’anno successivo. Il primo movimento, Allegro assai, si apre con luminosa e spensierata gaiezza: violino e pianoforte dialogano in domande e risposte vicendevoli oppure scambiandosi materiale motivico, a tratti (come ad esempio in apertura) perfettamente all’unisono. Caratteristici della pagina sono trilli e passi in sforzando, mentre il secondo movimento (Tempo di minuetto, ma molto moderato e grazioso) indugia in un clima intimo, caldo, ulteriormente addolcito dal ritmo terzinato del pianoforte, quasi consolatorio: grazia ed equilibrato senso delle proporzioni non vengono mai meno, come si conviene ad una delle pagine più eleganti e squisite del rococò beethoveniano. Di segno opposto è il terzo movimento, Allegro vivace, fin dalle prime misure giocoso e sbarazzino, caratterizzato dal ritorno delle acciaccature.
La Sonata in la maggiore per violino e pianoforte di César Franck vide la luce nel 1886, in un periodo segnato da scontri fra il compositore e i colleghi in seno alla Societé Nationale de Musique, in quell’anno animata da accese dispute fra autori più ‘conservatori’ (come Saint-Saëns) e quelli più innovativi, come D’Indy o lo stesso Franck (il quale divenne proprio quell’anno presidente della socie- tà). L’opera non risentì tuttavia delle tensioni che angustiavano il compositore e venne offerta come regalo di matrimonio a Eugène Ysaÿe, grande violinista, compositore e direttore d’orchestra allora trentunenne che eseguì immediatamente la Sonata davanti ai suoi stessi invitati insieme alla pianista Léontine Bordes-Pène. Da allora Ysaÿe mantenne in repertorio ed eseguì la Sonata in tutto il mondo, contribuendo a consolidare la fama di Franck, già valente organista, anche come compositore.
Suddivisa in 4 movimenti, l’opera si segnala per il generale ricorso all’unificazione motivica, ossia l’utilizzo delle stesse idee ritmico-melodiche (o di loro variazioni) nel corso di tutta la Sonata, di fatto aggregando coerentemente i 4 tempi e dovendo quindi ricorrere ad altri mezzi per differenziarne i caratteri. L’introspettivo Allegretto ben moderato d’apertura espone immediatamente il materiale motivo che permea tutta la Sonata, mentre il secondo tempo esordi- sce fiammeggiante e passionale, spesso considerato il vero incipit dell’opera, dopo un primo tempo che funge idealmente da introdu- zione. Il terzo movimento ha, come suggerisce l’indicazione agogica (Ben moderato: Recitativo-Fantasia), spiccato carattere improvvisativo, per poi trasfigurare la parte del violino in una incantata melodia di note lunghe adagiata sui prima morbidi, poi sempre più mossi arpeggi del pianoforte. Il quarto tempo riespone infine il materia- le d’apertura ma in canone (prima al pianoforte, subito dopo al violino): temporaneamente abbandonata in alcuni passaggi dove il pianoforte è solo, la struttura in canone viene sempre ripresa, per giungere al magnifico e luminoso finale in stretto dove la distanza che divide le imitazioni reciproche dei due strumenti è ridotta a metà battuta.
Curiose e argute sono le Choses vues à droite et à gauche (sans lunettes) di Erik Satie, tre brani il cui titolo rispecchia anco- ra una volta il gusto del compositore per i titoli ironici e che canzo- nassero il mondo serioso della musica ‘classica’. La prima di queste piccole e deliziose miniature (Choral hypocrite) è minimale, essenzia- le (si estende per sole 10 battute) e funge quasi da introduzione alla seconda (Fugue à tatons) e alla terza (Fantaisie musculaire), entrambe giocose e con tratti che ricordano alcune pagine del Carnevale degli animali di Saint-Saëns.
Infine, se struggente e romantico è l’Intermezzo per viola e pianoforte di Nino Rota, incantevole nella sua soave ispirazione modale, più acceso è il dialogo fra violino e pianoforte che costitui- sce l’Improvviso “Un diavolo sentimentale”; entrambe le composizioni, di immediata godibilità all’ascolto, si confermano lega- te ad una estetica «ancorata ad una concezione della musica come espressione immediata, ingenua e spontanea» e ad un linguaggio «decisamente ottocentesco, fedele al primato della melodia e basa- to su una tonalità del tutto priva di complicazioni armoniche e su ritmi e forme simmetrici e immediatamente percepibili» (Antonio Trudu, voce Rota, Nino, in Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti, Le biografie, vol. 6).
Programma
LUDVIG VAN BEETHOVEN
(Bonn, 1770 – Vienna, 1827)
Sonata in sol maggiore op. 30 n. 3
per violino e pianoforte
Allegro assai
Tempo di Minuetto, ma molto moderato e grazioso Allegro vivace
NINO ROTA
(Milano, 1911 – Roma, 1979)
Intermezzo per viola e pianoforte (1945)
Improvviso “Un diavolo sentimentale” (1969) per violino e pianoforte
VALERIO SANNICANDRO
(Bisceglie, 1971)
Renaissance per violino e pianoforte (2000)
CESAR FRANCK
(Liegi, 1822 – Parigi, 1890)
Sonata in la per violino e pianoforte (1886) Allegretto ben moderato
Allegro
Recitativo-Fantasia
Allegretto poco mosso
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Taranto
Auditorium TaTà
via Grazia Deledda
ore 21:00
ingresso a pagamento
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