Alexander Panfilov
Nato a Mosca ha iniziato lo studo del pianoforte all'età di 6 anni. Ha studiato nella Gnessin School Musical a Mosca con la professoressa Elena Ivanova dal 1998 al 2006. Ammesso a pieni voti al Conservatorio Statale di Mosca, studia con il professor Andrei Die , dal 2006 al 2011. Nel 2012 viene ammesso al Royal Northern College of Music per un Master post-laurea, che gli permetterà di perfezionarsi, con il professor Graham Scott. Alexander è risultato vincitore della Borsa di Studio "Garner-Howard", che gli ha permesso di poter studiare in Inghilterra ed è anche supportato dalla Fondazione Liberty Living. Vincitore di numerosisssimi Concorsi Nazionali, è risultato vincitore altresì di vari Concorsi Musicali Internazionali: Marina Yudina a San Pietroburgo, Russia (II premio), Petar Conjovic a Belgrado, Serbia (I premio), Ibla Grand Prize 2010 a Ragusa, in Sicilia (Top Winner), Minsk-2010 a Minsk, Russia (II premio, I non assegnato), 15° Premio Mauro Monopoli (2012) a Barletta (II premio, I non assegnato) e a maggio 2013 è risultato vincitore del I Premio al 51° Concorso Internazionale "A. Speranza" di Taranto. Nel 2012 ha vinto il Terzo Premio , come rappresentante del Real Nothern College of Music, nell'ambito del Concorso "Beethoven Sonata Competition" in Inghilterra, per la sua interpretazione della Sonata "Appassionata"Op. 57 di L. van Beethoven. Alexander ha tenuto numerosi concerti nelle più prestigiose sale da concerto: presso la Sala da Concerti del Conservatorio di Mosca, la Philharmonic Chamber Hall sempre a Mosca, presso la Minsk Philharmonic Great Hall, la Carnegie Hall di New York, e altri. Si è esibito in prestigiosi festival, come il festival Neuhaus a Mosca, Shwarzwald Musica Festival in Germania, e nel Mozarteum di Salisburgo in Austria. Suona anche in Duo con il violoncellista svizzero C. Croise con il quale ha tenuto una tournèè di concerti in America, Svizzera e Germania. Come pianista si è perfezionato con maestri del calibro di Robert Levin, Martin Roscoe, Michel Beroff, Ilja Ivary e Gabriel Kwok e tanti altri ancora. Il suo repertorio spazia da Bach a Scarlatti fino alla Musica Contemporanea. Vincitore già di un Primo Premio Assoluto in una delle primissime Edizioni del Concorso Internazionale per Giovani Musicisti "Città di Barletta", nel 2012 è risultato vincitore del 2° Premio, Primo Premio non assegnato, al 15° Concorso Internazionale di Esecuzione Pianistica "Premio Mauro Paolo Monopoli", insieme ad un'altra giovanissima pianista russa, Anna Zaychenko. Indimenticabile è rimasta infatti la sua esecuzione, durante la finale del Concorso, la sua precisa, partecipata e intensa esecuzione del Concerto n. 3 in Re minore Op. 30 del grande S. Rachmaninoff, che da buon russo , ha reso chiara e coinvolgente con appalusi interminabili da parte del numerosissimo pubblico che affollava il teatro e plauso generale della Giuria Internazionale che ha decretato la sua vittoria.
Guida all'ascolto
La Fantasia op. 77 di Ludwig van Beethoven, composta nel 1809, tradisce fin dalle prime battute l’originaria matrice di tipo improv- visativo connaturata alla forma della fantasia, termine utilizzato fin dal Cinquecento per identificare composizioni nate dall’estro crea- tivo, spontaneo e quindi fantasioso del compositore, assemblando idee musicali create ex novo, inventate e improvvisate senza alcun prestito da melodie preesistenti. Nel costruire le proprie fantasie il compositore rinascimentale, barocco e successivamente classico, è dunque finalmente (anche se forse solo apparentemente) libero: li- bero di scegliere il tempo, libero di giustapporre sezioni contrastan- ti senza alcuna preoccupazione di uniformità stilistica e senza dover costruire raccordi che portino l’ascoltatore da un’idea musicale all’altra, libero di indulgere in passi virtuosistici o palesemente im- provvisati, o ancora ricchi di sorprese armoniche e contrasti ritmici di ogni sorta. E come risulta evidente fin dall’apertura del brano, la Fantasia op. 77 di Beethoven rispetta quindi tutti i canoni del genere (mentre nelle due sonate op. 27 quasi una fantasia il compositore va oltre, infondendo ad entrambe una chiara coerenza formale con cui tenere avvinti fra loro i vari movimenti). Un tumultuoso Allegro costituito da velocissime scale discendenti apre l’opera e ci si fa ricorso più volte in alternanza con un dolce e malinconico Poco ada- gio; seguono un delizioso Allegro ma non troppo, contraddistinto da accordi ribattuti (i quali saranno i protagonisti anche verso la chiu- sura della partitura), un febbrile Più presto e l’Allegretto, culmine della composizione costituito da una vera e propria struttura a variazioni nella quale rimane sempre perfettamente riconoscibile l’elegante e cantabile melodia esposta in apertura di sezione, e infine ribadita nelle ultime misure.
Simile ardente linguaggio permea la celebre e spettacolare Sonata op. 57 in fa minore, dedicata al conte Franz Brunsvik de Korom- pa e nota con l’appellativo apocrifo di ‘Appassionata’. Nonostante Beethoven non avesse previsto questa denominazione, egli tuttavia ben conosceva tale parola italiana, tanto da impiegarla esplicitamen- te altrove per caratterizzare – fra gli altri – alcuni tempi delle opp. 106 e 111. Inaugurato da un fosco tema all’unisono fra le due mani, appena ingentilito da una serie di trilli, il primo tempo della Sonata è segnato da cangianti e inquieti cambi di tonalità, primo fra tutti quel- lo che ben presto porta l’ascoltatore nella relativa maggiore della tonalità (la bemolle maggiore), e da uno stile tanto essenziale ed immediato da un lato quanto trascinante e sinceramente, profonda- mente romantico dall’altro. Il quieto e triste secondo movimento è quasi una marcia funebre, grazie alle continue ripetizioni ritornella- te dei primi due incisi semplici e omofoni; Beethoven procede quin- di variando questi ultimi (rispettivamente le due parti in cui si divide il tema principale) fino a sfociare in un fluente e più lungo episodio in cui è protagonista la mano destra. Dopo un accordo fortissimo si attacca immediatamente l’Allegro finale, nel quale si recupera lo spirito focoso, inquieto e spesso impetuoso del primo tempo.
I 9 Etudes-Tableaux op. 39 (pubblicati nel 1917 e la cui com- posizione cominciò l’anno precedente) furono l’ultima opera che Rachmaninov compose in Russia. Di segno dichiaratamente vir- tuosistico (le non usuali posizioni ed i vasti salti richiesti alle mani dell’esecutore mettono quest’ultimo a dura prova), ciascuna di que- ste nove miniature costituisce un piccolo mondo a sé stante, sorta di momenti musicali che, come accade ai poemi sinfonici, illustrano e descrivono suggestioni e paesaggi, tanto reali quando interiori. I brani sono inoltre tutti costruiti sulla base – o quanto meno citan- do – la melodia gregoriana del Dies irae, sorta di idée-fixe (il pensiero corre immediatamente alla Sinfonia fantastica di Berlioz, in cui la melodia ricorrente era un’altra ma ove il tema del Dies irae viene ampiamente impiegato nel V movimento) particolarmente evidente nell’incipit del brano n. 2 e già utilizzata dal compositore in varie altre opere - fra questi, il poema sinfonico L’isola dei morti op. 29.
Programma
Ludvig Van Beethoven
(Bonn, 1770 – Vienna, 1827)
Fantasia op. 77 in sol minore
Sonata op. 57 in fa minore “Appassionata”
Allegro assai
Andante con moto
Allegro ma non troppo, Presto
Sergej Vasil’evic Rachmaninov
(Velikij Novgorod, 1873 – Beverly Hills, 1943)
9 Etudes-Tableaux op. 39
n. 1 in do minore
n. 2 in la minore
n. 3 in fa diesis minore
n. 4 in si minore
n. 5 in mi bemolle minore
n. 6 in la minore
n. 7 in do minore
n. 8 in re minore
n. 9 in re maggiore
Web:
www.amicidellamusicataranto.it