Succede spesso nella vita che le cose migliori capitino per caso. E fu così, senza che ci fosse alle spalle una strategia, che la Stax divenne una Leggenda.
Non avrebbe potuto essere altrimenti, siccome dell’edificio del soul per tre lustri la casa fondata da Jim Stewart ed Estelle Axton (il nome unione delle prime due lettere dei cognomi) fu, con la Atlantic, la struttura portante. Il tipico Stax Sound – definito da Last Night dei Mar-Keys nel 1961 e caratterizzato da una batteria corposa, da un organo prevalentemente sui registri bassi e dal largo spazio lasciato ai fiati – finì per diventare il Suono del Sud degli Stati Uniti. Nero e bianco.
Quel sound cosi "povero e crudo" non era una evoluzione voluta ma bensì una esigenza dato che non c'era la possibilità di registrare in multitraccia (a differenza della più ricca Motown), ma con un registratore a due piste la maggior parte delle registrazioni erano live e si registrava al "quattro" (ecco perchè il simbolo del dito che schiocca al 4° movimento).
Fra i vari atisti che suonarono per la Stax ricordiamo David Porter che all'epoca lavorava in una drogheria a due passi dalla sala cinematografica. Booker T. Jones, il cui modo di suonare l’organo sarà uno dei tratti distintivi del suono Stax, abitava a un isolato e frequentava una chiesa lì vicino, la stessa del cantante William Bell. Poco più lontano c’erano gli studi della WDIA, che aveva fra i suoi dj quel Rufus Thomas che, come la figlia Carla, darà un buon numero di hit alla neonata casa discografica. Circostanze casuali in perfetto incastro e un’armoniosa collaborazione interrazziale (ben simbolizzata dai Memphis Horns, il nero Andrew Love, il bianco Wayne Jackson) in un Sud ancora roso dal cancro della segregazione: ecco perché e percome dei trionfi artistici e commerciali della Stax.
Strane vie può seguire il successo. Pensate che Jim Stewart era talmente scettico su Last Night (en passant: se a quella seduta d’incisione parteciparono anche musicisti neri, la formazione base dei Mar-Keys era tutta di bianchi) che scommise cento dollari con Estelle che non sarebbe stato un hit. Lo stesso Stewart un anno dopo avrebbe voluto relegare Green Onions, classico dei classici di Booker T. & The MGs e uno dei brani strumentali più celebri di sempre, su un lato B, preferendogli come facciata A una non trascendentaleBehave Yourself. E prima che uscisse manifestò dubbi su Knock On Wood, che nel 1966, nell’interpretazione di Eddie Floyd che l’aveva scritta con Steve Cropper, arrivò al numero uno della classifica R&B. Ma aspettate prima di dichiararlo il discografico più fortunato e sordo della storia: fu lui ad esempio a intuire il potenziale di Soul Finger (un altro dei grandi strumentali Stax) appena i Bar-Kays lo accennarono nel corso di una session estemporanea; e fu ancora lui a convincere i recalcitranti Otis Redding e Carla Thomas a registrare insieme.
Oltre ai proprietari (fratello e sorella) c’erano parecchi altri visi pallidi in McLemore Street: il produttore Chips Moman, il chitarrista, compositore e produttore Steve Cropper, il bassista Duck Dunn (reso celebre dal film The Blues Brothers), il sassofonista Don Nix e il trombettista Wayne Jackson, per non dire che di alcuni. Ma il team compositivo principe di casa Stax, come accennato dianzi, fu la coppia di colore Hayes/Porter e gli artisti furono sempre nella quasi totalità neri.
Si è detto degli incerti esordi, per i pochi soldi e l’inesperienza di Stewart. La Satellite (così era stata battezzata in principio) debuttò come etichetta dedita, con esiti artistici alterni e commerciali sconfortanti, a rockabilly e country. Fu quando qualche tempo dopo la Axton entrò in società che cominciò a trafficare con la black. Tutto venne azzerato, numeri di catalogo compresi. Fool In Lovedei Vel-Tones, la prima uscita della nuova era, vedeva la luce nel settembre 1959. Dovranno trascorrere undici mesi prima che un disco Satellite, Cause I Love You della coppia padre/figlia Rufus & Carla Thomas, venda abbastanza da attirare qualche attenzione oltre i confini del Tennessee. Ebbe occasione di ascoltarlo Jerry Wexler della Atlantic, che acquistò un’opzione di cinque anni sui duetti fra i Thomas. O almeno così la intesero Jim ed Estelle. Quando nei primi mesi del ’61 Gee Whiz della sola Carla divenne il primo hit nazionale della Satellite, entrando nei Top 10 sia R&B che pop, la Atlantic protestò, dichiarandosi proprietaria del brano.
Una storia fatta sì di nomi strafamosi – Otis Redding, Sam & Dave, Albert King, Carla Thomas, Booker T. & The MGs, Eddie Floyd – ma anche di artisti che colsero meno di quanto seminarono e di altri che furono ignorati. Il successo più consistente griffato Stax di quel decennio (un Top 20 R&B) fu nella primavera 1968 l’emozionante A Tribute To A King, un omaggio all’appena scomparso Otis Redding che Bell, gran signore, manco avrebbe voluto pubblicare a 45 giri per non venire accusato di speculare sulla morte dell’amico. Rammentare che il nostro uomo si rifece nei ’70, con più di un hit su Stax e un singolo per la Mercury, Trying To Love, che totalizzò quei due milioni di copie induce a considerare con benevolenza la possibilità dell’esistenza di Dio.
A simbolo dei secondi può essere eletta Barbara Stephens, le cui tracce si sono perse completamente e che neppure si sa di dove fosse. E dire che la sua grintosissima Wait A Minute è uno dei classici totali della storia del rhythm’n’blues…
Tanto ci sarebbe ancora da raccontare… Ad esempio di come il maggiore artista mai messo sotto contratto dalla Stax, Otis Redding, approdò all’etichetta di Memphis per puro caso (rieccolo, il Caso): andò ad accompagnare un chitarrista suo amico che era stato contattato per un provino che fu un disastro. Restava del tempo e in mezz’ora Otis registrò due brani: uno era These Arms Of Mine. Pochi mesi dopo la sua tragica dipartita (nell’incidente aereo in cui perse la vita scomparvero anche tutti i Bar-Kays tranne due, ossia un’intera generazione di musicisti di Memphis) la Atlantic si consociava con la Warner. Una clausola del contratto di distribuzione stabiliva che la Stax, nel caso che la Atlantic venisse assorbita da un’altra compagnia, aveva il diritto di scegliere se restare con l’etichetta della Big Apple o andare per la sua strada. Optò per la seconda ipotesi. Wexler si tenne il catalogo e la Stax, al cui interno c’erano tensioni montanti, sottoscrisse un accordo con la Gulf & Western. Era finita un’epoca e la fine della Stax stessa non era lontana.
Come abbia fatto a fallire (il 12 gennaio 1976, con debiti per nove milioni di dollari) è un mistero. Forse andò a rotoli perché in quella che sul serio era stata una famiglia erano esplosi litigi furiosi e i suoi figli piano piano si erano sparsi per il mondo. Quel che è sicuro è che smisurata doveva essere l’acredine che li fece allontanare da un’impresa che mise a segno alcuni dei colpi migliori dopo il divorzio dalla Atlantic. Due titoli – gli album-capolavoro, nonché campioni di vendite, di Isaac Hayes “Hot Buttered Soul” e “Shaft” – bastino a mo’ di esempio.
Tutto il sound STAX fra hits Solu, Blues, Rithm ‘ n Blues, Funk e Gospel sarà protagonista in una serata memorabile dove la Black Music farà da padrone!
Nico Buonsante - Music Selector
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