Paolo Crepet - Riprendersi L'anima
Paolo Crepet torna nei teatri italiani con “Riprendersi l’anima”, un nuovo monologo che invita il pubblico a interrogarsi sulla propria identità, sulle emozioni e sul bisogno di recuperare una dimensione più autentica dell’esistenza.
In un tempo dominato dagli algoritmi, dall’isolamento digitale e da una crescente omologazione sociale, lo psichiatra, sociologo e scrittore porta sul palco una riflessione sulle contraddizioni della società contemporanea e sulla necessità di riconquistare libertà, creatività e senso critico.
“Riprendersi l’anima” nasce dall’omonimo libro pubblicato nel 2026 da HarperCollins e sviluppa alcuni dei temi centrali della più recente ricerca di Crepet.
Chiedersi se siamo felici, se lo siamo stati o se potremo esserlo significa affrontare una delle domande fondamentali dell’esistenza. Da questo interrogativo prende forma un viaggio attraverso memoria, sentimenti, desideri e paure.
Crepet mette al centro il rischio dell’omologazione, della tecnocrazia e di una società che tende a spegnere ciò che rende ogni individuo unico. Il pericolo, secondo l’autore, è quello di abituarsi a una dimensione emotiva sempre più attenuata, rinunciando progressivamente alla capacità di desiderare, immaginare e scegliere.
Attraverso riflessioni, ricordi personali e storie di vita, lo spettacolo esplora il complesso universo delle emozioni umane e invita a respingere apatia, sconforto e conformismo.
Sul palco Crepet affronta inoltre il rapporto tra tecnologia e libertà individuale, la dipendenza dagli schermi, la perdita del pensiero critico e la difficoltà delle nuove generazioni a costruire sogni indipendenti dalle aspettative della società.
“Riprendersi l’anima” non vuole essere soltanto una conferenza, ma un vero incontro teatrale tra pensiero ed emozione.
Un percorso che invita giovani e adulti a recuperare il coraggio dell’imperfezione, della curiosità e della passione, tornando protagonisti delle proprie scelte.
Perché vivere significa anche accettare i contrasti: luce e ombra, silenzio e musica, quiete e desiderio, entusiasmo e fragilità.
E soprattutto significa non rinunciare a quel fuoco interiore che rende ciascuno diverso dagli altri.