PIANISTA GIOVANNI MASCIA
Morcone Auditorium San Bernardino (centro storico) venerdì 21 agosto ore 21:00
FRANZ LISZT: Totentanz S. 525
Parafrasi sul Dies irae
FRANZ SCHUBERT:Sonata n.13 in La Maggiore D. 664
Allegro moderato, Andante, Allegro
MODEST MUSORGSKIJ: Quadri di un’esposizione
Promenade Gnomus Promenade Il vecchio castello Promenade Tuileries (dispute di fanciulli dopo il gioco) Bydlo Promenade Balletto dei pulcini nei loro gusci Due ebrei polacchi: l’uno ricco e l’altro povero Promenade Limoges, il mercato Catacombae: Sepulchrum romanum Cum mortuis in lingua mortus Baba Yaga, la capanna sulle zampe di gallina La grande porta di Kiev
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Il Totentanz di Franz Liszt, è spesso percepito come una successione di virtuosismi tecnici, una sfida acrobatica per il pianista. Ma chi lo ha ascoltato dal leggendario György Cziffra, sa che questa composizione nelle sue mani si trasforma in un vero e proprio dramma spirituale e viscerale. Cziffra non suonava mai per mostrare la tecnica fine a sé stessa: la sua abilità sovrumana era un mezzo per liberare un’energia primordiale, dove si intrecciano l’agonia, il grottesco e la trascendenza.
Il suo esempio ci invita a percepire ogni variazione come un capitolo di un racconto intenso e profondo, capace di scuotere l’anima.
Tema e Introduzione
L’introduzione è una marcia della morte incalzante. Colpi di martello che evocano il peso inesorabile di un destino che toccherà a tutta l’umanità.
Il tema del Dies Irae si presenta arcaico e solenne, un monito implacabile che si contrappone alla fragile disperazione degli arpeggi.
Le Variazioni: Dalla Furia alla Redenzione
I: Furia, panico, un virtuosismo che diventa espressione di un destino ineluttabile.
II: Grottesca, una danza macabra che sbeffeggia la vanità umana.
III: Un abisso ritmico, con un climax spietato che travolge l’ascoltatore.
IV: Un lamento struggente e intimo, dove il pianoforte canta una preghiera di solitudine.
V (Fugato): Danza frenetica di scheletri, un crescendo di tensione verso il giudizio universale.
VI e Finale: Il cataclisma conclusivo che culmina in una massa sonora colossale, con un’ultima nota che non lascia respiro.
Questa visione o meglio questa attenzione, restituisce al Totentanz la sua dimensione più profonda, trasformandolo da mera esibizione tecnica a un viaggio emotivo intenso e spirituale.
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Franz Schubert – Sonata in La maggiore, D. 664
Dopo l’intensità drammatica del Totentanz, la Sonata in La maggiore D. 664 di Schubert ci conduce in un mondo di lirismo e serenità. Composta nel 1819, questa sonata è un esempio sublime della capacità di Schubert di fondere semplicità melodica e profondità emotiva. La sua atmosfera luminosa e cantabile offre un contrasto ristoratore, un respiro di dolcezza e poesia che invita l’ascoltatore a un’intima riflessione.
Il primo movimento si apre con un tema cantabile e solare, che trasmette un senso di gioia semplice ma profonda, quasi una quiete dopo la tempesta. La scrittura di Schubert qui è elegante e naturale.
Il secondo movimento, più contemplativo, invita a un’intima riflessione, con un’atmosfera dolce e malinconica.
Il terzo movimento, vivace e leggero, conclude l’opera con un carattere gioioso e spensierato, offrendo un finale brillante che completa un percorso emotivo di serenità e grazia.
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Musorgskij – Quadri di una esposizione
Il modo tradizionale di suonare i "Quadri di una esposizione" di Musorgskij, spesso improntato alla spettacolarità, merita oggi una riflessione più profonda per riscoprire la semplicità e l’autenticità dell’opera.
Suonare quest’opera non significa inseguire la spettacolarità o il virtuosismo fine a se stesso, come spesso accade nelle interpretazioni ispirate a Horowitz e come lui tutta la scuola di virtuosismo tardo-romantico.
Vladimir Horowitz ha letteralmente riscritto i "Quadri", raddoppiando le ottave, aggiungendo note nei bassi e rendendo la scrittura più “pianistica”, gonfia e appariscente. Certo, questo colpisce l’orecchio e crea un effetto d’impatto, ma distorce l’idea originale di Musorgskij, che voleva raccontare qualcosa di molto più semplice e autentico.
I dipinti di Viktor Hartmann, che sono alla base dell’opera, non erano grandi capolavori monumentali o opere rinascimentali, ma semplici acquerelli, schizzi e disegni, quasi come quelli dei bambini. In quella mostra c’era una dimensione intima, quasi artigianale, una genuinità che va rispettata anche nella musica. Cercare la semplicità del dipinto, pulendo l’esecuzione dai titanismi e dai giochi di prestigio tecnici fine a se stessi, restituisce all’opera la sua vera natura di cronaca di una passeggiata. Per questo credo che la chiave sia proprio la semplicità, liberando l’esecuzione da quei virtuosismi che spesso diventano solo un modo per impressionare senza sostanza.
La musica deve tornare a essere la cronaca di una passeggiata, come se stessi camminando accanto a quei quadri, senza bisogno di effetti speciali.
Musorgskij era un sostenitore del realismo russo. La sua scrittura è volutamente spoglia, a volte quasi ingenua o “rozza”, ma proprio in quella crudezza risiede la sua forza. Quando un pianista cerca di trasformare tutto in una grandiosità hollywoodiana, perde quel sapore autentico, quasi arcaico, che è insito nei suoni originali. Togliere il superfluo è segno di maturità, perché è molto più difficile emozionare con la sottrazione, con la musica messa a nudo, che nascondersi dietro il boato del pedale o delle ottave spezzate o raddoppiate. Spogliare l’opera dalle abitudini virtuosistiche più comuni non è affatto semplice: richiede maturità, un ascolto attento, una comprensione profonda del contesto storico e stilistico, e soprattutto il coraggio di rinunciare a certi vezzi tecnici per far emergere la purezza e la forza originaria di Musorgskij. È l’unico modo per restituirgli la sua vera voce.
Noi i "Quadri" di Horowitz, continueremo ad amarli perchè amiamo Horowitz, Copiarli è altra cosa.
Salvatore Orlando
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Giovanni Mascia, nato a Benevento nel 2003, ha iniziato gli studi di pianoforte con Gabriella Sisillo al Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento. A soli diciassette anni ha conseguito il Diploma del vecchio ordinamento con il massimo dei voti, la Lode e la Menzione d’onore.
Cresciuto artisticamente sotto la guida di Salvatore Orlando, con cui continua a perfezionarsi, Giovanni ha frequentato anche un biennio di perfezionamento con Francesco Libetta presso la Fondazione “Paolo Grassi” di Martina Franca.
Grazie all’ambiente artisticamente stimolante creato dal pianista Francesco Libetta, questa esperienza prosegue, offrendo a Giovanni continui spunti di crescita e preziosi momenti di confronto.
Accanto al pianoforte, ha approfondito gli studi di composizione, che completerà quest’anno, con la guida di Claudio Gabriele al Conservatorio di Benevento.
Ha partecipato a masterclass di: Alexander Romanovsky, Carlo Palese, Norma Fisher, Michele Marvulli, Sergey Kuznetsov, Konstantine Lifschitz, Varvara Nepomnyashchaya e Alexander Lonquich.
Si è esibito in rassegne concertistiche importanti, tra cui: Teatro Concordia di San Marino, “Miami International Piano Festival Academy”, “I concerti dell'Umanitaria” all’Institut Français “Grenoble” di Napoli, al GRRRANIT Théâtre di Belfort Francia e più recentemente, al parco archeologico di Altilia Saepinum in occasione della terza edizione del festival “Un piano per Sepino”. Ha inoltre suonato al Castello Malatestiano di Longiano con pianoforte e orchestra diretta da Francesco Libetta e alla sala Chopin di Napoli per Napolinova.
A maggio 2027 si esibirà nell’ambito del Progetto Internazionale PONTI SONORI dell’Accademia di Santa Sofia di Benevento, all’Accademia Franz Liszt di Budapest, Ungheria.
Ha ottenuto undici primi premi in concorsi pianistici internazionali per categoria, 3° al VII “Recondite Armonie”International Piano Competition” e 1° al XII Concorso Pianistico Europeo “Don Enrico Smaldone” di Angri, dove ha ricevuto il Premio della Critica (assegnato da D. Ascoli, L. Chierici, F. Là Rovere, L. Fiorito) «per la notevole maturità tecnico-interpretativa»
Ultimamente ha completato la registrazione del progetto “Beethoven raro”, che comprende: le “Creature di Prometeo” e “ La Battaglia di Wellington” nelle versioni pianistiche originali di Beethoven, le bagatelle op 128, i rondò e la Polacca Op.89.
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Concerti
Festival Valle d’Itria: 12 Luglio
Con Francesco Libetta, Giovanni Mascia, Christian De Nicolais, Simone Mao -
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Alagna Valsesia Festival - 1 agosto
J.S.Bach/F.Busoni: Preludio e Tripla Fuga in Mi Bemolle Maggiore BWV 552 “St. Anne”
C.V.Alkan: Grande Sonata “Le quattro età” - 1° mov: 20 anni
F.Liszt/W.Horowitz/C.Saint-Saens: Danse Macabre
R.Schumann: Carnaval op.9
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“Accademia Murgantina” Morcone/Benevento - 21 agosto
F.Liszt: Totentanz, parafrasi sul Dies irae
F.Schubert: Sonata n.13 in La Maggiore D. 664
M.Moussorsky: Quadri di un’esposizione
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Franz Liszt Academy of Music Budapest/Ungheria - Maggio 2027(data da definire)
M.Musorgskij: Quadri di un’esposizione
L.V. Beethoven: (Beethoven raro) La battaglia di Wellington op.91 (vers.pianistica di Beethoven)
F.Liszt: Totentanz, parafrasi sul Dies irae
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Morcone (Benevento)
Auditorium San Bernardino
ore 21:00
ingresso libero
Info. 0824 957541
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