Arte Fiera e Fondazione Furla presentano
Chalisée Naamani
Wardrobe
Padiglione de l’Esprit Nouveau
Bologna, 5–8 febbraio 2026
in occasione di Arte Fiera
In occasione dell’edizione 2026 si rinnova la collaborazione tra Arte Fiera e Fondazione Furla per il programma di azioni dal vivo curato da Bruna Roccasalva, Direttrice Artistica della Fondazione Furla.
Protagonista della nuova edizione è l’artista Chalisée Naamani (1995, Francia), che presenta
Wardrobe, un’opera inedita che intreccia
performance, scultura e installazione.
La ricerca di Chalisée Naamani esplora il rapporto tra
corpo, identità e rappresentazione nella cultura visiva contemporanea, con un approccio trasversale che impiega pittura, scultura, moda e tecnologia. Realizzate con materiali di recupero e tessuti stampati con immagini tratte da un archivio personale in continua evoluzione, le sue opere si configurano come
vêtements-images (abiti-immagine): capi concepiti come dipinti o sculture e
non destinati a essere indossati.
Wardrobe (2026) è un progetto pensato appositamente per il Padiglione de l’Esprit Nouveau e coniuga un
intervento architettonico site-specific con un’azione performativa che vede l’artista coinvolta in prima persona. Ispirandosi alla duplice natura del Padiglione —
manifesto degli ideali modernisti e prototipo della machine à habiter di Le Corbusier — Naamani trasforma l’edificio in una sorta di
grande guardaroba, all’interno del quale mette in scena la quotidianità attraverso l’atto di
stirare.
Il guardaroba non rimanda solo all’abito ma anche all’atto di
custodire, preservare e conservare. Il termine stesso
Wardrobe racchiude questo duplice significato: partendo dalla sua etimologia — dal francese
garde-robe, “custodire” e “indumento” — Naamani riflette sui concetti di
abito, abitacolo e abitudine, e su come il corpo, il suo rifugio e la ripetizione dei gesti contribuiscano a costruire il nostro modo di essere.
Un binario, comunemente utilizzato per appendere indumenti, attraversa il Padiglione tracciando una linea che dialoga con le
geometrie pure dell’edificio, per culminare in una stanza dove numerosi
copriabiti monocromi, identici e ordinatamente sospesi, fanno da cornice all’azione performativa.
Per la prima volta, i coloratissimi capi creati da Naamani lasciano il posto alle loro
custodie. Gli eccentrici tessuti si spogliano di ogni elemento iconografico:
materialità, texture e trama del tweed sostituiscono gli intrecci narrativi delle immagini, trasformandosi in superfici solo apparentemente neutre.
Sebbene il tweed trasmetta un’apparenza di neutralità, resta un materiale
profondamente carico di storia, legato a classe sociale, tradizione, durata e protezione. Se l’abito è già un’interfaccia e un archivio del corpo, il
copriabito enfatizza l’idea di custodia e contenimento, diventando punto d’incontro tra
architettura e corpo.
Nel lavoro di Naamani i significati non sono mai univoci, ma
aperti e stratificati. L’installazione si apre a ulteriori livelli di lettura che risuonano con i drammatici eventi in corso nel suo Paese d’origine,
l’Iran. Alla luce dell’attuale repressione, questi copriabiti assumono un’eco inattesa: nell’evocare corpi custoditi, lasciano affiorare immagini del nostro presente, e il loro candore sembra farsi
gesto silenzioso di commemorazione.
Al centro di questo palcoscenico domestico, l’artista è impegnata in un’azione performativa che consiste nell’atto di
stirare: un gesto quotidiano che evoca
cura e dedizione, ma anche ripetizione meccanica e alienazione. Inserito nel Padiglione de l’Esprit Nouveau, questo gesto si ricollega alla visione della casa come
machine à habiter, organismo razionale ed efficiente.
Nel suo ripetersi meccanico, l’atto di stirare riflette la funzionalità dell’architettura modernista: se la casa è una macchina,
il corpo ne diventa parte integrante. Allo stesso tempo, l’azione rivela la dimensione corporea e affettiva dell’abitare, mostrando come le pratiche quotidiane
rinegozino continuamente il significato dello spazio.
Attraverso un gesto semplice e reiterato, Naamani utilizza l’azione domestica come
dispositivo critico, evidenziando le modalità attraverso cui il corpo si inserisce e si adatta ai sistemi spaziali del vivere quotidiano.
Chalisée Naamani (1995, Neuilly-sur-Seine, Francia) si è formata all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, città in cui vive e lavora. Ha esposto in importanti istituzioni tra cui
Palais de Tokyo, Parigi (2025),
Pinacoteca Agnelli, Torino (2024), e ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il
Premio Pista 500 (2023).
Web:
www.fondazionefurla.org