Horti - Almo Collegio Borromeo
presenta
HORTI CUSTOS
Esposizione della scultura Il Custode dell'Orto
L’opera, realizzata tra fine Cinquecento e inizio Seicento da uno scultore lombardo ignoto, è un raro caso di trasposizione in pietra della poetica del pittore milanese Giuseppe Arcimboldo
Grazie al prestito di Ernesto Della Torre Piccinelli e alla collaborazione con la Galleria Canesso, l’opera, che celebra il profondo legame dell’uomo
con la Natura, viene allestita in dialogo con l’intervento
pittorico dell’artista britannico David Tremlett
12 aprile - 21 settembre 2025
INAUGURAZIONE
venerdì 11 aprile 2025, ore 19.00
Spazio Extra Art - Horti – Almo Collegio Borromeo
Viale Lungo Ticino Sforza 46 – Pavia (PV)
I suoi occhi sono due castagne, il naso un fico, le guance due cipolle, la fronte una mela cotogna e il mento un carciofo le cui foglie formano due grossi baffi. Dal 12 aprile al 21 settembre 2025 nello Spazio Extra Art degli Horti dell’Almo Collegio Borromeo di Pavia viene esposta la scultura in pietra Il Custode dell’Orto, opera realizzata da un ignoto scultore lombardo tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento.
Raro caso di trasposizione scultorea della poetica del pittore lombardo Giuseppe Arcimboldo (1526-1593), la statua, alta quasi due metri, è stata concessa in prestito da Ernesto Della Torre Piccinelli e messa in dialogo con l’intervento pittorico permanente del pittore britannico David Tremlett presente all’interno dello spazio. Realizzata in collaborazione con la Galleria Canesso, la mostra mette in risalto il significato di comunione con la Natura dell’opera e il suo messaggio fortemente attuale di farsi tutt'uno con la Natura per proteggerla.
La prima collocazione certa de Il Custode dell’Orto risale al 1664, quando è documentata nel giardino della Villa del Gasletto a Monza, allora di proprietà del Conte Antonio Aliprandi.
Come a instaurare un legame con la mitologia antica, la posa del Custode fa pensare a un maestoso “Ercole vegetale”, con la mano destra posata su una clava e il braccio sinistro che sorregge un mantello tessuto di foglie di agrumi, al posto della pelle di leone.
In quest’opera, la “moda” cui diede avvio Arcimboldo ha una coerenza plastica che la distingue rispetto a tante imitazioni spesso mediocri, rivelando sapienza e fantasia nella creazione di un corpo fatto di frutti e verdure. Susanna Zanuso, esperta di scultura lombarda, data la scultura tra fine Cinquecento e inizio Seicento, espressione di quel tardo Manierismo lombardo legato alla tradizione leonardesca delle teste di carattere, che ben si lega alla decorazione del Salone degli Affreschi del Collegio. Difatti, il Collegio Borromeo, istituito nel 1561 dal progetto dell'architetto Pellegrino Pellegrini detto il Tibaldi (1526-1596), condivide con Il Custode dell’Orto il medesimo periodo storico.
La potenza di questo colosso di pietra esprime non soltanto l’unione tra uomo e Natura ma anche, il ruolo tutelare che l’umanità tutta dovrebbe avere nei confronti di essa. L'esistenza dell'uomo, infatti, dipende intrinsecamente dalla salute del mondo che abita: e se, cinquecento anni fa, la scultura era stata pensata per proteggere un semplice orto privato, oggi diventa simbolo del bisogno di un Custode per tutta la Terra.
Questa personificazione di grande carattere ha anche una voce, che risuona incisa sulla pietra: “(...) Io, presiedo all'orto, metto in mostra l'orto, allontano il nemico; tu che sei presente e leggi, se desideri qualcosa, chiedi gentilmente, tieni quello che hai chiesto e vattene.”
Un messaggio che si apre oggi a molte sfumature di significato.
Web:
www.horti.it