Ascoltando il Divertissement à l’hongroise (1824) di Franz Schubert si viene immediatamente trasportati dal senso del destino tipicamente schubertiano. Se ci si attiene al significato del termine, Divertissement dovrebbe evocare il divertimento o – quanto meno – la distrazione: Schubert, però, qui abbandona ogni innocenza popolare. Nella sezione centrale, per non dire esattamente al centro del brano, troviamo una Marcia in do minore mentre inizia il vasto finale, come fosse un passo di danza: la vera idea musicale, qui, è quasi impossibile da cogliere. In questo quadro così variegato, Schubert non teme di avventurarsi in tonalità lontane, alternando episodi severi a richiami di stru- menti tipici del folklore ungherese, così familiari a lui come compositore. La musica sembra evocare la sonorità e l’idea visionaria dell’Ungheria, pur senza ricorrere ad abusati stilemi di tipo zigano.
Dal 1859 al 1873, Johannes Brahms non scrive nulla per orchestra: le Variazioni su un tema di Haydn (1873) precedono di tre anni la Prima Sinfonia. Come per
la maggior parte dei suoi più importanti lavori per grandi organici, Brahms lavora su una versione per due pianoforti, come una sorta di “cartone” per la partitura definitiva. Finora, però, soltanto nel caso del Quintetto op. 34 l’autore aveva pubblicato in contemporanea la trascrizione per due tastiere come Sonata op. 34 bis. Con le Variazioni si ripete lo stesso caso: la redazione sinfonica viene edita come op. 56, quella per due strumenti come op.56 bis.Trattandosi diVariazioni,la veste piani- stica è particolarmente significativa: non dimentichiamo che i cicli precedenti (su temi di Schumann, Händel, Paganini) sono fra da considerarsi le grandi opere per pianoforte solo di Brahms. Qui la scrittura appare amplificata ed evoca le sonorità dell’orchestra, ma risulta in linea col pianismo brahmsiano degli stessi anni.
È lo stesso Modest Mussorgskij a indicare il programma de Una notte sul Monte Calvo (1876):“suoni sotterranei di voci soprannaturali – apparizione dall’oscurità di spiriti, seguiti da quello di Satana – glorificazione di Satana e celebrazione della messa nera – il sabba delle streghe – al culmine dell’orgia, la campana della chiesa di un villaggio vicino suona e disperde gli spiriti dell’oscurità – l’alba”. Non bisogna però cercare
in questa celebre partitura nessuna illustrazione naturali- stica: la musica appare pervasa di un’atmosfera realmente diabolica, tutta fremiti e sussulti. Soltanto al suono della campana il tumulto si placa
il clima diventa più disteso. Si tratta dell’unico grande poema sinfonico di Mussorg- skij: la trascrizione di Vovka
Ashkenazy si muove in senso inverso rispetto alla trascrizione che Ravel fece dei Quadri di un’esposizione, il capolavoro pianistico mus- sorgskijano. In questo caso, infatti, è la struttura armonica e ritmica dell’opera a prevalere sulla timbrica strumentale e a metterne in evidenza la “barbarica” modernità.
Come i due grandi balletti precedenti (L’uccello di fuoco e Petrushka), anche La sagra della primavera (1913) fu commissionata a Igor Stra- vinskij da Sergej Diaghilev. Il palese richiamo alla Russia pagana è indispensabile per comprendere il carattere di questa partitura, fondamentale per tutto il Novecento: risa- lendo oltre la civiltà dell’uomo moderno, distruggendo l’or- dine delle forme tradizionali, Stravinskij vuole ricreare un
mondo primitivo, un’atmosfera rituale che sfocia in una ridda quasi demoniaca. Nella prima parte (L’adorazione della Terra), il compo- sitore cerca di riprodurre il terrore panico della natura di fronte alle meraviglie dell’universo, finché si scatena una serie di danze caratterizzate da un ritmo travolgente. Nella seconda parte (Il sa- crificio), un clima misterioso introduce i numeri dedicati alla scelta dell’adolescente che dovrà essere sacrificata alla primavera. Dopo l’evocazione degli avi, la vittima designata viene posta al centro di una danza folle e disperata, prima di crollare morta al suolo, per trasmettere l’energia della sua giovinezza alla natura. La trascrizione per due pianoforti dello stesso Stravinskij mette in luce la potenza tellurica del ritmo, inteso come elemento primordiale della musica e della vita.
Programma
FRANZ PETER SCHUBERT
(Alsegrund,Vienna, 1797 – Vienna, 1828)
Divertissement à l’hongroise in sol minore D818 (op. 54) per pianoforte a quattro mani Andante
Marcia (Andante con moto)
Allegretto
JOHANNES BRAHMS
(Amburgo, 1833 – Vienna, 1897)
“Variazioni su un tema di Haydn” op. 56 bis per due pianoforti
Corale di S.Antonio (Andante)
Var. 1 (Andante con moto)
Var. 2 (Vivace)
Var. 3 (Con moto)
Var. 4 (Andante)
Var. 5 (Poco presto)
Var. 6 (Vivace)
Var. 7 (Grazioso)
Var. 8 (Poco presto)
Finale (Andante)
MODEST PETROVIC MUSORGSKIJ
(Toropec, 1839 - San Pietroburgo, 1881)
Una notte sul Monte Calvo
trascrizione per due pianoforti di Vovka Ashkenazy
IGOR’ FËDOROVIC STRAVINSKIJ
(Lomonosov, 1882 – New York, 1971)
La sagra della primavera
trascrizione per due pianoforti dell’autore Prima parte: L’adorazione della Terra
Introduzione
Auguri primaverili (Danze delle giovani)
Gioco del ratto
Khorovod di primavera
Gioco delle città rivali
Corteo del vecchio saggio
Adorazione della Terra
Danza della Terra
Seconda parte: Il Sacrificio
Introduzione
Cerchi mistici delle adolescenti
Glorificazione dell’eletta
Adunata degli anziani
Azione rituale degli anziani
Danza sacrificale (L’eletta)
Web:
www.amicidellamusicataranto.it