Pianista Christian De Nicolais
Teatro Melis di CAGLIARI "AMICI DELLA MUSICA"
lunedì 16 novembre 2026 Ore 19:00
Dopo il successo ottenuto lo scorso anno con l’esecuzione integrale degli Studi trascendentali di Franz Liszt, Christian De Nicolais torna ospite al Teatro di Cagliari con Due capolavori del pianismo romantico:
Liszt e Brahms nel 1853
Franz Liszt (1811–1886)
Harmonies poétiques et religieuses, (1847–1853)
La Bénédiction de Dieu dans la solitude
Johannes Brahms (1833–1897)
Sonata n. 3 in fa minore op. 5 (1853)
1. A
llegro maestoso
2. Andante cantabile (Andante. «Der Abend dämmert, das Mondlicht scheint...»)
3. Scherzo (Allegro energico - Trio)
4. Intermezzo (Rückblick: Andante molto)
5. Finale (Allegro moderato ma rubato)
Variazione al programma
A causa della durata complessiva del programma, nella prima parte del concerto pianistico di Christian De Nicolais i 24 Preludi di Chopin saranno sostituiti da Bénédiction de Dieu dans la solitude, tratta da Harmonies poétiques et religieuses di Franz Liszt.
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Due capolavori assoluti del periodo romantico che appartengono al medesimo snodo storico e creativo dell’Ottocento pianistico: il 1853. Eppure incarnano due cattedrali sonore nate da impulsi poetici ed estetici, spirituali e formali profondamente differenti.
Da un lato troviamo la mistica e fluttuante contemplazione di Franz Liszt; dall’altro, la titanica e monumentale architettura di Johannes Brahms. Entrambi i brani elevano il pianoforte oltre la sua natura percussiva, trasformandolo in un organismo sonoro vasto e orchestrale, capace di farsi veicolo di poesia, preghiera e profonda introspezione psicologica.
Bénédiction de Dieu dans la solitude non è un semplice brano da concerto: è una vera e propria esperienza di estasi contemplativa, che segna la piena maturità spirituale di Franz Liszt. L’opera è ispirata all’omonima lirica di Alphonse de Lamartine, nella quale il poeta, rifugiatosi nella natura e nel silenzio, avverte la presenza divina riversarsi sulla propria anima.
Liszt traduce in suoni proprio questa sensazione di sollievo, di grazia divina e di riconciliazione con l’Assoluto, evocata dalle parole del poeta:
«Da dove mi viene questo trasporto? Da dove questa pace? Da dove questa fede di cui il mio cuore si riveste?»
La tonalità di fa diesis maggiore viene eletta da Liszt a simbolo della trascendenza celeste, della luce spirituale e del sacro. La struttura del brano si sviluppa come un vero e proprio percorso interiore, articolato in tre momenti dell’anima.
All’inizio emerge il tema della Benedizione, introdotto da un disegno fluttuante di arpeggi nei registri gravi e medi, a sostegno di una melodia ampia, nobile e intensamente cantabile. Il discorso evolve quindi nel luminoso Andante con moto, quasi un inno di gratitudine, per culminare in un’apoteosi di luce che progressivamente si spegne in una dissolvenza verso il silenzio assoluto.
In questo brano Liszt dimostra come la tecnica pianistica possa essere posta al servizio della meditazione più pura. Le difficoltà esecutive non sono mai fini a sé stesse, ma vengono subordinate al cantabile e all’espressione. La tastiera viene “assecondata” attraverso movimenti ampi e agili, capaci di coprire l’intera gamma dinamica: dal pianissimo più impalpabile alle esplosioni sonore più folgoranti, mantenendo sempre una flessibilità quasi vocale.
Il pianoforte diventa così uno spazio infinito, nel quale gli arpeggi sembrano diffondere una luce sonora e la melodia, sospesa al di sopra di essi, assume il carattere di una preghiera. La Bénédiction appare dunque come una cappella di luce isolata nella natura: un luogo di raccoglimento, di ascolto interiore e di contemplazione.
Se la Bénédiction di Liszt evoca una cappella luminosa immersa nel silenzio della natura,
la Terza Sonata di Brahmsn op.5 può essere accostata a una titanica cattedrale gotica. Composta nel 1853, quando Brahms aveva appena vent’anni, la Sonata op. 5 stupisce per l’audacia dell’ispirazione e per l’imponenza formale.
L’opera amplia la tradizionale sonata pianistica fino a comprendere ben cinque movimenti, attraverso i quali Brahms costruisce un universo drammatico, poetico e sinfonico.
Allegro maestoso L’esordio ha un impatto di ascendenza beethoveniana. I primi accordi scuotono l’intera tastiera in fa minore, generando una materia sonora densa, tormentata e ricca di contrappunto. Gli slanci tragici e l’energia impetuosa conferiscono al movimento un carattere titanico, quasi eroico.
La scrittura pianistica appare già straordinariamente ampia: Brahms non sembra più comporre semplicemente per due mani e ottantotto tasti, ma per un’intera orchestra. I raddoppi d’ottava, i bassi profondi, i blocchi accordali e i grandi salti richiedono all’esecutore un impegno fisico e un controllo timbrico monumentali.
Andante cantabile costituisce il cuore lirico e poetico dell’opera. Il movimento è introdotto dai versi del poeta
C. O. Sternau: <
i>«Sera e chiarore di luna, due cuori uniti nell’amore…» Qui Brahms abbandona temporaneamente il furore titanico del primo movimento per accedere a una dimensione sognante ed elegiaca, sostenuta da una sonorità calda, intima e avvolgente.
È proprio in questo centro emotivo della Sonata che si trova il punto di fusione ideale con la Bénédiction di Liszt. Entrambi i brani usano la poesia come scintilla generatrice: Lamartine per Liszt, Sternau per Brahms. In entrambi la scrittura pianistica si trasforma in canto e il suono diventa espressione di un’esperienza interiore profonda.
Scherzo. Allegro energico un valzer diabolico e maestoso, scandito da ritmi incalzanti e da un’energia quasi demoniaca. Il carattere impetuoso dello Scherzo è contrappuntato da un Trio di profonda solennità, che introduce un contrasto di grande intensità espressiva. Brahms alterna così tensione ritmica, densità armonica e momenti di sospensione, mantenendo sempre un forte senso dell’architettura complessiva.
Intermezzo. Rückblick contrassegnato dall’indicazione
Rückblick, cioè “sguardo all’indietro”, è forse il più singolare dell’intera opera. L’Andante mesto riprende il tema d’amore del secondo movimento, trasformandolo però in una cupa marcia funebre.
I rintocchi gravi dei bassi e l’andamento raccolto conferiscono alla musica il carattere di un ricordo doloroso: la passione viene rivista attraverso l’emozione del pianto. Ciò che nel secondo movimento appariva come un canto d’amore, qui si trasfigura in memoria, perdita e meditazione sul tempo.
Allegro moderato ma rubato Il finale è un rondò complesso e travolgente. Nasce da un’inquieta danza in minore, che si sviluppa attraverso fitti elementi polifonici e una continua tensione ritmica. Le diverse idee musicali si intrecciano progressivamente fino a sfociare in una coda trionfale ed esaltante.
La conclusione non cancella le inquietudini disseminate nei movimenti precedenti, ma le raccoglie e le trasfigura in una poderosa affermazione finale.
Ascoltare queste due opere l’una di seguito all’altra significa compiere un viaggio affascinante all’interno del pianoforte romantico.
Da una parte, Liszt esplora l’intera spazialità acustica dello strumento: dagli echi celesti dei registri acuti ai profondi abissi dei bassi. La sua scrittura è fluida, luminosa, flessibile e continuamente proiettata verso l’alto. Gli arpeggi creano uno spazio sonoro avvolgente, mentre la melodia sembra galleggiare al di sopra della materia armonica.
Dall’altra parte, Brahms riempie lo spazio con blocchi densi, accordi massicci e linee contrappuntistiche indipendenti. Il pianoforte viene trattato con la forza strutturale e il peso specifico di un’intera orchestra sinfonica. La sua scrittura è massiccia, terrosa e rigorosamente contrappuntistica: non possiede la fluidità “lisztiana”, ma resiste alle dita, costringendo l’esecutore a un vero corpo a corpo vigoroso con la tastiera.
In entrambi i brani si ritrova tuttavia un impianto pianistico rivoluzionario per l’epoca.
Liszt dimostra come lo strumento possa farsi espressione di profonda spiritualità, trasformando la tecnica in canto sospeso, luce e preghiera.
Brahms dimostra invece come la forma classica possa accogliere un impeto poetico di straordinaria intensità, inserendolo all’interno di un’architettura d’incomparabile grandezza.
La poesia del brano singolo lisztiano si contrappone così all’architettura classica della sonata brahmsiana. L
a Bénédiction procede per stati d’animo, apparizioni e dissolvenze; la Sonata di Brahms organizza invece il materiale musicale secondo una poderosa costruzione formale, nella quale ogni movimento contribuisce alla definizione di un vasto percorso drammatico.
Eppure, pur appartenendo a due concezioni musicali differenti, la Musica dell’Avvenire di Liszt e il classicismo romantico di Brahms, le due opere condividono una medesima aspirazione: quella di trasformare il pianoforte in un veicolo di poesia pura, intimismo spirituale e sonorità sinfonica.
Nate nello stesso anno e figlie di due visioni apparentemente opposte, queste due opere trovano dunque un sorprendente punto d’incontro. Il loro dialogo ideale si realizza soprattutto nell’Andante cantabile della Sonata di Brahms, dove la densità della forma si apre alla dimensione del canto, della memoria e della poesia, la stessa dimensione spirituale che nella musica di Liszt assume la forma di un’estasi luminosa e sospesa.
In questo incontro tra mistica e architettura, tra fluida contemplazione e rigorosa costruzione, il pianoforte romantico raggiunge una delle sue espressioni più alte: non più soltanto uno strumento a tastiera, ma un organismo sonoro capace di farsi voce dell’anima, preghiera, orchestra e universo interiore.
Salvatore Orlando
Christian De Nicolais è nato a Napoli l’11 settembre 2007. Ha iniziato lo
studio del pianoforte nel 2020, durante il lockdown, sotto la guida di Salvatore Orlando, avvicinandosi rapidamente ai principali capisaldi del repertorio pianistico. Ha partecipato anche ai corsi della Fondazione “Paolo Grassi” di Martina Franca, tenuti dal Maestro Francesco Libetta, con il quale è nata una significativa collaborazione artistica di seguito elencata.
Nel maggio 2025, Christian De Nicolais e Francesco Libetta si sono esibiti al Teatro Carmen Melis di Cagliari nell’esecuzione, a quattro mani, della Terza Sinfonia di Johannes Brahms, nella trascrizione per pianoforte realizzata dallo stesso compositore. Il 13 giugno dello stesso anno, presso la Fondazione “Aldo Ciccolini” di Trani, Christian De Nicolais ha eseguito integralmente i Dodici Studi d’esecuzione trascendentale di Franz Liszt, una delle prove più impegnative e monumentali dell’intero repertorio pianistico. Affrontare in un unico concerto un ciclo di tale ampiezza e difficoltà rappresenta un’impresa rara anche per pianisti di grande esperienza.
Proposta all’età di diciassette anni, l’esecuzione ha suscitato l’interesse di numerosi musicisti, che ne hanno apprezzato la solidità tecnica e la maturità interpretativa. Si tratta di un risultato di particolare rilievo per la precocità del pianista, nonché per l’ampiezza e la difficoltà del progetto affrontato.
In considerazione di questa esecuzione, della quale è disponibile in rete una registrazione video, e sulla base delle informazioni attualmente reperibili Online, Christian De Nicolais risulta essere il più giovane pianista al mondo ad aver eseguito in concerto l’intero ciclo lisztiano.
Il 20 novembre 2025, ha riproposto i Dodici Studi di franz Liszt al Teatro Carmen Melis di Cagliari, nell’ambito della stagione concertistica dell’Associazione “Amici della Musica”, all’interno di un importante cartellone artistico. Nell’aprile 2026, su invito di Francesco Libetta, Christian De Nicolais ha registrato l’integrale degli Studi alla Steinway di Milano.
De Nicolais ha frequentato corsi e masterclass con Carlo Palese, Sergey Kuznetsov, Andrea Bonatta, Alexander Lonquich e Francesco Libetta. Ha ottenuto riconoscimenti in diversi concorsi pianistici, tra cui la XII edizione del Concorso Europeo di Esecuzione Pianistica “Don E. Smaldone” di Angri, il Premio Steinway di Napoli e il primo premio al Concorso “Franz Liszt” di Valencia.
Ha inoltre preso parte a registrazioni discografiche dedicate ad autori italiani del Novecento e ha collaborato con i ballerini del Teatro alla Scala di Milano Benedetta Montefiore e Francesco Mascia, in un progetto fondato sul dialogo tra esecuzione pianistica e danza.
Il repertorio di Christian De Nicolais spazia da Johann Sebastian Bach alla grande letteratura pianistica romantica, moderna e contemporanea, con una particolare predilezione per i cicli organici, le opere integrali e i progetti monografici di ampio respiro.
Un ruolo centrale occupa la produzione di Frédéric Chopin, autore al quale ha dedicato una parte significativa del proprio lavoro: Ballate, Preludi, Polacche, Sonate, Notturni, Studi e Concerti per pianoforte e orchestra.
Di Franz Liszt oltre ai Dodici Studi d’esecuzione trascendentale, la Sonata in si minore, Après une lecture du Dante e altri brani di particolare rilievo.
Nel suo repertorio figurano gli Études-tableaux op. 33 e alcuni Studi op. 39 di Sergej Rachmaninoff, e una selezione di Preludi, Momenti musicali e il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra. Della produzione di Maurice Ravel esegue Le Tombeau de Couperin.
Lo studio è rivolto naturalmente a numerosi altri autori, non menzionati, che fanno comunque parte del suo attuale percorso di approfondimento musicale.
Il 23 maggio 2027 sarà in Ungheria insieme a Giovanni Mascia, (della stessa scuola pianistica), all’”Accademia Franz Liszt” di Budapest, nell’ambito del progetto internazionale “Ponti Sonori”, promosso dall’Accademia di Santa Sofia di Benevento. Il progetto prevede incontri musicali e culturali tra sette Paesi.
Web:
www.amicidellamusicadicagli...