Dal 4 ottobre al 4 novembre 2026 il Frantoio Damato di Rutigliano ospita
Com’è il cielo in Palestina?, mostra personale di
Giovanni Gaggia, a cura di
Tommaso Evangelista. L’esposizione inaugura il 4 ottobre alle ore 19.00 e costituisce il primo appuntamento espositivo di “Atlante del cielo comune. Arte, città e sguardi per una geografia della pace”, progetto di
ARTES Punto di Svolta, realizzato in collaborazione con Frantoio Damato e Museo Civico Archeologico di Rutigliano, nell’ambito delle iniziative promosse dalla Regione Puglia – Dipartimento Sviluppo Economico, Sezione Ricerca e Relazioni Internazionali – Iniziative per la pace e lo sviluppo delle relazioni tra i popoli del Mediterraneo.
Atlante del cielo comune prende avvio da un’immagine elementare: il cielo come spazio condiviso, precedente alle frontiere e alle mappe politiche, una superficie attraversata nei secoli dagli sguardi dei popoli del Mediterraneo. Il progetto costruisce così una geografia affidata a persone, testimonianze, gesti, memorie e relazioni, attraverso mostre, residenze, laboratori, performance e attività partecipative.
In questo orizzonte si inserisce il lavoro di Giovanni Gaggia. Com’è il cielo in Palestina? nasce da una domanda apparentemente semplice, capace tuttavia di aprire una distanza difficile da misurare. Il cielo, privo in apparenza di confini, viene osservato da una terra segnata dalla guerra e assume così una diversa densità emotiva e simbolica. L’artista ha raccolto testimonianze provenienti dalla Striscia di Gaza, affidandole successivamente al gesto del ricamo e alla partecipazione di comunità italiane. Il progetto prende forma come una grande installazione diffusa e collaborativa, un archivio vivo dell’oggi costruito attraverso stoffe, parole, fili, immagini e presenze.
La mostra di Rutigliano rappresenta una nuova tappa di questo percorso. Alcune delle coperte saranno presentate all’inaugurazione ancora prive dell’intervento ricamato, lasciando visibile il carattere processuale dell’opera. Dal 5 all’8 ottobre diventeranno il centro di un laboratorio di comunità condotto durante la residenza dell’artista all’interno del Frantoio Damato: cittadini e partecipanti saranno coinvolti direttamente nella realizzazione dei nuovi lavori, continuando una pratica nella quale cucire significa condividere tempo, ascolto e prossimità.
Le coperte, provenienti anche dalle case e dalle famiglie del territorio, portano nello spazio espositivo una memoria precedente all’opera. Oggetti destinati alla protezione e al calore domestico diventano superfici pubbliche sulle quali depositare altre parole e altre vite. Il filo dorato attraversa il tessuto seguendo le testimonianze raccolte; ogni punto conserva insieme l’idea della ferita e quella della sutura. L’opera esiste così anche nelle ore trascorse intorno alla stoffa, nella ripetizione dei movimenti, nelle conversazioni e nelle relazioni nate durante il lavoro comune. A completare l’installazione saranno opere appartenenti alle altre fasi del progetto, elementi tessili legati alla grande installazione di piccole sfere in linguaggio Braille di 18, le foto dei cieli chiesti in giro per l’Italia, materiali video e una nuova installazione, una coperta rossa collocata a terra, al centro della quale una piccola pianta d’ulivo sarà circondata da fogli bianchi lasciati alla partecipazione dei visitatori. Il pubblico potrà affidare alla carta un pensiero, facendo dell’allestimento uno spazio ulteriormente aperto alla presenza e alla scrittura. L’opera sceglie di avvicinarsi alla testimonianza senza appropriarsene, mantenendo aperta la distanza fra chi racconta e chi ascolta. Il gesto quotidiano del cucire acquista così una dimensione pubblica: trattenere una parola, custodirne la traccia, affidarla a mani differenti. Una permanenza necessariamente provvisoria, costruita nel territorio instabile del presente.
Il processo sviluppato durante la residenza troverà una prima restituzione pubblica venerdì 9 ottobre alle ore 18.30, quando saranno presentate le nuove opere realizzate dal 5 all’8 ottobre insieme alle comunità coinvolte. Nella stessa occasione si terrà la presentazione del volume Com’è il cielo in Palestina?, pubblicato da Mar dei Sargassi nel maggio 2026, alla presenza di Giovanni Gaggia e del curatore Tommaso Evangelista. Il libro permetterà di ripercorrere la genesi e gli sviluppi di un lavoro che attraversa luoghi differenti conservando al proprio centro una domanda e la necessità di mantenerla aperta. Nel periodo di residenza il libro e il progetto sarà presentato l’8 ottobre anche presso la Fondazione SoutHeritage di Matera, nell’incontro pubblico di presentazione della residenza artistica internazionale “Unfolding Pathways: Fluid Forms and Hybrid Interpretations of Paper Craft Design”, con l’artista Sophie Usunier.
La mostra diventa così insieme esposizione, laboratorio e archivio. Il suo assetto muta durante i primi giorni: alcune opere appaiono inizialmente incompiute, vengono attraversate dalle mani della comunità e rientrano infine nello spazio trasformate. Una modalità che rende visibile il tempo stesso della costruzione e attribuisce alla residenza un ruolo sostanziale nella forma conclusiva dell’allestimento. Com’è il cielo in Palestina? apre dunque Atlante del cielo comune attraverso una domanda che contiene già l’immagine dell’intero progetto: quanto spazio condiviso siamo ancora capaci di riconoscere? L’Atlante prova a cercarlo attraverso azioni elementari — cucire, raccontare, osservare, ascoltare, incontrarsi — componendo una geografia fatta di cieli, città, corpi e memorie.
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Giovanni Gaggia (Pergola, 1977) è artista e performer. Nel 2008 fonda e dirige Casa Sponge, spazio di accoglienza per artisti. Ha partecipato a numerose mostre, residenze e conferenze su temi sociali e politici, presentando le sue performance in teatri, gallerie e festival.
Nel 2019 inaugura con una performance il padiglione dedicato a Beverly Pepper alla 58ª Biennale di Venezia e nel 2020 realizza l’immagine della XVI Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani) per il MUSMA – Museo della Scultura Contemporanea di Matera. Le sue opere sono presenti nelle collezioni di diversi musei, tra cui il MUSMA di Matera, il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, il Museo della Ceramica di Savona e il Museo RISO di Palermo.
Tra le sue principali pubblicazioni: Inventarium (2016), presentato in numerose istituzioni italiane; Mauro Uliassi incontra/meets Giovanni Gaggia, collana Effusioni di Gusto (Maretti Editore); Quello che doveva accadere. L’arte come memoria civile (NFC Edizioni, 2021); la special edition della collana Luminous Phenomena a lui dedicata (NFC Edizioni, 2023), incentrata sull’inclusività della comunità LGBTQIA+ nello sport; e il volume BLU: il colore della cuccagna (Manfredi Edizioni), di cui è coautore. Di prossima uscita il testo corale Il tempo se ne va (Magonza).
Nel 2026 pubblica il saggio d’artista Com’è il cielo in Palestina? (Mar Dei Sargassi Edizioni), presentato al Salone del Libro di Torino. Il testo racconta un lungo lavoro comunitario sviluppato attraverso diversi momenti espositivi, tra cui le mostre personali alla Casa della Memoria di Milano (2025) e ai Musei Civici di Palazzo Pianetti Jesi – AN - (2026).
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Info
Giovanni Gaggia. Com’è il cielo in Palestina?
a cura di Tommaso Evangelista.
4 ottobre – 4 novembre 2026,
Frantoio Damato, Via San Francesco d’Assisi 12, Rutigliano (BA)
Opening domenica 4 ottobre, ore 19.00.
Laboratorio di comunità 5–8 ottobre.
9 ottobre, ore 18.30, presentazione del libro Com’è il cielo in Palestina? (Mar dei Sargassi, 2026), incontro con artista e curatore e presentazione delle opere realizzate durante la residenza.
Apertura mostra dal venerdì alla domenica, ore 18.00–20.00, e tutti i giorni su appuntamento.
Contatti: artespuntodisvolta@gmail.com – frantoiodamato.rutigliano@gmail.com
+39 338 728 7326.
Web:
www.instagram.com/frantoiod...