il Tacco di Bacco
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Quando la luce si fa materia di Dalia Trisuilla

Quando la luce si fa materia di Dalia Trisuilla
Ieri vagavo per le vie ventose e fredde del borgo antico di Martina Franca immerse nelle luminare del Natale. Alle volte nei miei ritorni sabatici in questa valle mi tuffo malvolentieri tra queste vie inerpicate su questa collina che, percorse, sembrano diventare comunque salvezza. Pur se ero sui tacchi a spillo, non scivolavo sul basolato tempestato di cicche che quasi mi offrivano un mini tappetino per restare in piedi.

Mi sono fermata davanti alla vetrina del Art music caffè 37 che sfida la sacralità della Basilica di san Martino. Mi sono fermata perché sono stata catturata da una tela pendente. Era il manifesto di una mostra di quadri.

C’era una luce rabbiosa dentro, una reazione al freddo di quest’inverno che attanaglia i nostri dubbi e le incertezze che nella voglia di trovare nuove strade cerca nuova speranza per non arrendersi mai. Un nuovo inizio indotto dalla passione di vivere e di superare anche il dolore. Sono entrata perché pioveva, ma sedotta da un caffè ho vagato volentieri per più di un’ora tra quei colori che si stendevano su tele di vissuto. La mia prima infantile curiosità era il sapere di chi fosse la mano creatrice di quelle linee sensuali ed inquietanti. Una ragazza, ho scoperto dietro, questa sconosciuta, ma per poco secondo me. Una tale Angela Loidice.

Eppure avrei giurato che quella forza rabbiosa, quei soggetti lascivi fossero gli scandalosi frutti di una mente maschile. Avrei detto di una affascinate mente maschile. Per questo mi sono stupita a vedere la passione dei quadri diventare distruzione e caos per ricreare e trovare attraverso la lacerazione e la ricomposizione da nuove forme, le possibili soluzioni per non arrendersi mai. E continuare ad amare, perché dalla passione c’è il primo scatto verso l’evoluzione che poi si fa amore.

“Contatto erosivo” questo il nome dell’estemporanea, la capacità di rendere l’altro, un viaggio che inevitabilmente ti cambia e se è tanto vero quanto disarmante, è capace di migliorarti, pure a costo di perdere il presente che proprio in quella percezione è già diventato passato.
Una mini galleria dove il Big Bun della fine trova il suo apocalittico monito di speranza. Perché si cade nel buio per trovare nuova luce. Come l’empatia dell’ultimo quadro visto, avvolto come in una maledetta sindone. Due corpi che si consumano nel contatto reciproco, perché mentre ci si dà inesorabilmente ci si arricchisce proprio di quello che si sta perdendo.
Perché mentre si perde l’innocenza, diventiamo caduche creature dell’infinito.
Un consiglio, prima che sia troppo tardi: datevi, e magari date uno sguardo a quei colori. Perché la fine per quanto dolorosa e distruttiva diviene sempre un nuovo inizio.


WEB: http://daliatrisuilla.blogspot.it

SCRITTO DA admin il 27/12/2012

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