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Gli Afterhours in splendida forma al Démodé di Modugno, lo scorso 25 marzo, con il Folfiri o Folfox Tour

Gli Afterhours in splendida forma al Démodé di Modugno, lo scorso 25 marzo, con il Folfiri o Folfox Tour
Mentre mi appresto ad addentare una pizza con assoluta calma, sento la voce di Manuel riecheggiare, la mia amica ripiega in quattro la sua margherita e con fare concitato esclama: “Dai è cominciatooo” ed io: “Non può essere! Così puntuale?!”. Eh si, ormai le rockstar che si fanno attendere ai concerti, o peggio non si presentano o non sono in grado di cantare, non piacciono a nessuno. Se vogliamo che la musica sia riconosciuta come un mestiere è giusto essere professionali. Insomma, comincia così per me il concerto degli Afterhours al Demodè di Modugno, lo scorso 25 marzo, tra una pizza divorata e una birra trangugiata, mi addentro nella folla. Sembra di essere in un girone dantesco: essere al concerto di uno dei tuoi gruppi preferiti, sudare, sentire, ma non vedere assolutamente nulla, neanche mettendosi in punta di piedi! Ma non ci siamo perse d’animo e, man mano che la scaletta scorreva e gli Afterhours snocciolavano i brani dell’ultimo album Folfiri o Folfox (stupendo!), ispirato dalla terribile esperienza con il cancro che ha colpito il padre di Manuel Agnelli, ci siamo fatte largo, non senza beccarci insulti e spintoni, ma il rock richiede anche questo, e siamo riuscite a raggiungere le prime file in tempo per la seconda parte del concerto, insomma per i pezzi a cui, chi vi scrive, è più affezionata come Male di Miele, Bye Bye Bombay, La vedova bianca, Ci sono molti modi, ecc… E che dire, sotto palco l’adrenalina è la stessa di tanti anni fa, gli Afterhours (nella formazione attuale che vede: Manuel Agnelli alla voce, alla chitarra e alla tastiera, Roberto Dell'Era al basso, Rodrigo D'Erasmo al violino, Xabier Iriondo alla chitarra, Fabio Rondanini alla batteria e Stefano Pillani alla chitarra) sono in splendida forma, anche se siamo tutti più grandi, se siamo cambiati, se la malattia ha colpito i nostri cari e ce li ha portati via, se avremmo voluto più punk e meno ballate. Ma sono cresciuti gli Afterhours, così come i loro fan e negli anni ci hanno aiutato a sopportare il dolore, e continuano a farlo, grazie all’onestà intellettuale e alla rabbia raffinata che li contraddistingue. E quando abbandonano il palco non si può che ripromettersi di non mancare al prossimo concerto!

Angela Maria Centrone

SCRITTO DA angela il 27/03/2017

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