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Medimex 2018, la musica sbarca su Taranto con la navicella aliena dei Kraftwerk. Confermata nella città dei Due Mari anche l'edizione del 2019 che sarà un omaggio al 50° anniversario di Woodstock

Medimex 2018, la musica sbarca su Taranto con la navicella aliena dei Kraftwerk. Confermata nella città dei Due Mari anche l'edizione del 2019 che sarà un omaggio al 50° anniversario di Woodstock
Foto archivio ufficiale Medimex 2018
Taranto la città dei due mari, dei due volti, della seconda vita di una grande poetessa nel Novecento, Alda Merini, che in questa città ritrovò l'amore e l'ispirazione nei primi anni '80 e alla quale dedicò questi versi malinconici:

Non vedrò mai Taranto bella
non vedrò mai le betulle
né la foresta marina:
l'onda è pietrificata
e le piovre mi pulsano negli occhi.
Sei venuto tu, amore mio,
in una insenatura di fiume,
hai fermato il mio corso
e non vedrò mai Taranto azzurra,
e il mare Ionio suonerà le mie esequie.


Ma Taranto è bella così, nella sua natura duale che alterna sublime e ignobile: una città ossimoro che negli scorsi giorni ha ospitato una straordinaria edizione del Medimex (finora sempre svoltosi a Bari), festival di e sulla musica, organizzato da Puglia Sounds, che si pone come punto di riferimento, di connessione e riflessione del settore musicale italiano, cercando contatti con la scena internazionale e risposte alle nuove esigenze del mercato. La manifestazione si è svolta dal 5 al 10 giugno, in maniera serena e ordinata, in vari punti della città con gli incontri d'autore (Ghemon, Diodato, Paul Cook, Max Gazzè, Renzo Rubino, ecc...) pomeridiani a Villa Peripato, dove c'era anche un ricchissimo mercatino di vinili e delle etichette indipendenti all'opera con djset sperimentali e che ha ospitato proiezioni e presentazioni di libri, la mostra sui Nirvana e il Grunge allestita al Museo Marta - aperta fino al 1° luglio - e che ha ospitato anche i fotografi/autori/star Micheal Levine e Charles Peterson, i concerti sulla Rotonda del Lungomare, tra cui l'unica tappa italiana dei Krafterwerks e un live indimenticabile dei Placebo (se non altro per la miracolosa durata), gli showcase e i dj set al Molo Sant'Eligio, i workshop al Circolo degli Ufficiali, l'installazione di Arthur Duff al Castello Aragonese, gli educational camp presso l'Istituto Paisiello, storico conservatorio nel cuore della città vecchia. Giornate in cui Taranto ha brillato di luce: dei raggi del sole e del luccichio del golfo, delle energie in movimento che hanno animato il centro cittadino, come in una delle animazioni durante il concerto 3D dei Kraftwerk che mostrava una navicella spaziale giungere su Taranto.

Qualcosa di irripetibile è accaduto in questa città in questi giorni, qualcosa che per tutto il tempo mi ha ricordato una lettura interessante in cui mi sono imbattuta qualche tempo fa: Taranto New Wave. Dalla byte generation al Great Complotto (Scorpione Editrice, 2013) di Sergio Maglio, che racconta la Taranto alternativa a cavallo tra gli anni '70 e gli anni '80, gli stessi che ospitarono la Merini, tempi di cui Girolamo De Michele, nella prefazione del volume, scrive: "A Taranto, in un’epoca nella quale le informazioni non circolavano più attraverso il circuito politico, ma attraverso quello musicale – continuazione della politica con altri mezzi – toccò alla new wave prendersi la responsabilità dell’unico gesto etico possibile davanti a questo mondo: vomitarci sopra."

Era proprio ai racconti di Maglio, fra avanguardia ed emarginazione, che pensavo nelle giornate del Medimex, alle sue parole dure e senza fiducia, nelle ultime pagine: "I giovani di Taranto restarono così da soli a strusciarsi come sempre nella loro piazza, che però cominciò poco alla volta a mostrarsi sempre più rada e vuota, quasi avesse perso la vivacità speranzosa di un tempo. Restarono soli, quei ragazzi, senza i laboratori creativi che desideravano, senza i teatri ed i cinema che erano stati chiusi. Chi restò, poté vedere le menti migliori di quella generazione continuare a sconvolgersi il più possibile di canne, pere e sniffate senza speranza, assistendo da stanchi e spauriti spettatori alla spenta decadenza di una città che voleva diventare metropoli e che invece vedeva scappare la qualità della vita ed i suoi abitanti. Poté osservarli mentre guardavano muti lo spettacolo di una grande industria che si ristrutturava grazie ai tanti soldi pubblici per potersi graziosamente vendere, pochi anni dopo, a un boss privato per quattro soldi. […] E così, quella città priva di verde, di ossigeno, di speranza e di futuro – che era diventata il regno di grattini, scippatori, contrabbandieri e spacciatori – nel giro di pochi anni venne consegnata nelle mani del demagogo di AT6." Parole che in fondo nascondono un barlume di speranza nella pubblicazione stessa di questi ricordi, ed allora ho pensato che sì, si può fare, questa città è ricca di storia, fantasia, creatività ed orrore, ed è unica e forte, e può cambiare.

"Ma da queste profonde ferite usciranno farfalle libere"
Alda Merini (da Farfalle Libere, 1993)


Nel frattempo attendiamo l'edizione 2019 del Medimex che sarà nuovamente a Taranto e sarà un omaggio a Woodstock, nell'anno del suo cinquantesimo anniversario, un appuntamento importante e significativo. E chissà che, oltre a Taranto fabbrica di musica, non si possano immaginare quegli spazi vuoti alla Fiera del Levante, quelli che davanti esibiscono la scritta "La musica è lavoro", indossando gli occhiali magici 3D con i quali abbiamo visto lo show dei Kraftwerk, trasformati in studi di registrazione e uffici preposti a servizi dell'industria musicale pugliese, nella prospettiva di un cambio di rotta e di una riconversione all'arte e all'ecosostenibilità.

Angela Maria Centrone

SCRITTO DA angela il 11/06/2018

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