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Recensione: Baustelle - 28 luglio, Mavù, Locus Festival 2018

Recensione: Baustelle - 28 luglio, Mavù, Locus Festival 2018
Baustelle
Locus Festival 2018
28 Luglio 2018 - Mavù Masseria - Cisternino


La Masseria Mavù accoglie per la seconda volta quest’anno un concerto del locus festival, dopo gli R+R=Now, progetto di Robert Glasper and Friends arrivano i Baustelle, un salto mortale stilistico con capriola, che non ha spaventato il grande pubblico fidelizzato di uno dei cinque festival italiani del 2018 da non perdere secondo la testata on line di Panorama.

Francesco Bianconi, ancora caldo della conversazione pomeridiana nel centro storico di Locorotondo per il Locus Focus, dedicato a Leonard Cohen e all’influenza che ha avuto su di lui il grande cantautore poeta canadese, apre il concerto con l’intro del “Il Minotauro di Borges”, seguito da “La guerra è finita” e continuando a due voci con Rachele Bastreghi in “Jesse James e Billy Kid”. Il palco è psichedelico, con le quinte che visualizzano messaggi e effetti geometrici in bassa definizione, dietro la scritta luminosa Baustelle in stile old Brodway, la presenza di strumenti elettronici analogici come sintetizzatori, minimoog, e mellotron oltre a caratterizzare i suoni indie rock o sinth pop della band danno un tocco vintage al palcoscenico che ben s’intona con le canzoni in scaletta. Rachele Bastreghi prende il palcoscenico con “Eurofestival”, a questo punto del concerto la fila all’ingresso è stata smaltita, il campo dove è stato posizionato il palco è quello dei grandi numeri, la stessa location utilizzata per l’indimenticabile concerto di Bonobo. Molti degli oltre 178000 ascoltatori dei Baustelle su spotify di questo mese devono essere qui, lo si intuisce dai cori che accompagnano i brani che seguono, “Baby”, “L’amore è negativo”, “Veronica n. 2”. Dopo questo tris di ballade dal retrogusto dolceamaro per i temi trattati, amore nostalgico e sofferenza, irrompono le chitarre di Claudio Brasini, Andrea Faccioli e Diego Palazzo con una trascinante interpretazione di Rachele Bastreghi nel rock di “Tazebao”, per poi tornare gradatamente ai toni malinconici e compassati de “La canzone nel parco” passando per “Nessuno” e continuando con “Lei Malgrado Te”, “Amanda Lear”, “La vita” (che è bella e tragica, però fantastica), “Perdere Giovanna” (e ritrovare la libertà), l’ironia de “Il liberismo ha i giorni contati”, concludendo la set list ancora col “Il Minotauro di Borges”. Lo show è emozionante e confonde con le riflessioni ora di disincanto ora di speranza ,di malinconia e di ironia, del tempo che sfugge e della bellezza di ogni attimo. È il momento del bis, e sono ben cinque i brani eseguiti dalla band: “Gomma”, “Beethoven o Chopin?”, “Le Rane”, “La moda del lento” e “Caraibi”. I Baustelle confermano la loro esperienza e la loro maturità, la cura dei suoni e del testo, l’attenzione alla forma dopo la cura della sostanza, una band che ha molto da dire ed è bello scoprire che c’è tanto pubblico a cui piace ascoltare.

A.O.

SCRITTO DA lovelive il 01/08/2018

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