il Tacco di Bacco

Ricomincio da UNO. Intervista a Emanuele Colandrea

Ricomincio da UNO. Intervista a Emanuele Colandrea

di Angela Maria Centrone

Emanuele Colandrea, prima frontman e autore di Cappello a Cilindro ed Eva Mon Amour, poi protagonista di un interessante percorso da solista, è una figura consolidata nella scena musicale italiana.

Con il suo nuovo album UNO, uscito il 1° aprile per 29Records, conferma il suo talento cantautorale, ma si spinge oltre: scrivendo, suonando e producendo ogni traccia, si mette in gioco in totale autonomia. Un disco nato di getto, senza sovrastrutture né ritocchi, libero dal peso della perfezione, in cui la sincerità diventa la cifra stilistica più autentica, raccontando storie di attesa, lotta, memoria e possibilità.

In questa intervista ci svela il significato dietro il titolo UNO, il suo processo creativo e il valore della musica come spazio di libertà, terapia e rivoluzione. In attesa dell’inizio dell'omonimo tour, che partirà questo fine settimana dalla Puglia, con date a Brindisi (Arci Movimenti, venerdì 4 aprile) e Ceglie Messapica (Retroscena, sabato 5 aprile). Maggiori info qui!

  • "Uno" è un album completamente autoprodotto, suonato e registrato da te. Cosa ti ha spinto a questa scelta di totale indipendenza e quanto è stato difficile mantenere questa regola autoimposta della estemporaneità e del ridurre al minimo i ritocchi?

E. Registrare da solo mi ha lasciato la libertà di farlo quando volevo, in qualsiasi momento volessi e potessi e soprattutto questo mi lasciava fresco e istintivo ed è quello che volevo per questo disco. Il non poter ritoccare troppo le tracce è stata poi una benedizione per me, la ricerca di un’ipotetica perfezione è snervante. 

  • Il titolo "Uno" si presta a molteplici letture, tutte accomunate da un senso di franchezza. Per te rappresenta più un "Ricomincio da Tre" alla Troisi, simbolo di un nuovo inizio, oppure è più vicino a "Uno, nessuno e centomila" di Pirandello, come riflessione sull’identità e sulle sue infinite sfaccettature?

E. Franchezza, che parola magnifica che hai tirato fuori. Questo disco è volontariamente e involontariamente pieno di omaggi e citazioni e le due che hai intercettato ci sono entrambe sia nel significato che nell’intenzione. :)

  • In "Sarà bello" racconti di qualcosa che potrebbe essere, mentre in "A forza di essere gente" riaffiora un ricordo di tuo padre. Musica come spazio immaginifico e musica come luogo della memoria: come si intrecciano questi due aspetti nel tuo processo creativo?

E. Musica anche come luogo di terapia direi. Di solito, nello scrivere un testo, navigo a vista. Comincio da qualche parte, da un ricordo o da un futuro ipotetico e poi spesso le cose si mischiano e si complicano e alla fine ti perdi il punto di partenza, il gusto sta tutto lì, almeno per me.

  • La traccia "Altro che Colandrea" può essere letta come un manifesto artistico (accompagnato da sottile ironia NdR)? 

E. Potrebbe si. Le diverse chiavi di lettura spesso rendono una canzone longeva, almeno spesso le canzoni che mi piacciono hanno questa caratteristica. “Altro che Colandrea” è soprattutto il desiderio di allontanarsi dalle aspettative che si hanno su se stessi.

  • Il disco si chiude con "Amarsi è rivoluzione", una riflessione sul tempo e sull’amore. In questo periodo così complicato, secondo te, cosa ci manca davvero? La speranza nell’amore o il coraggio di fare la rivoluzione?

E. Che sono poi quasi la stessa cosa, la speranza dell’amore e il coraggio della rivoluzione intendo.  Ci manca la voglia di non assecondarlo questo tempo complicato, ci manca la voglia di starcene fermi con un abbraccio in mano alla porta, ad aspettare chi sappiamo noi.

03/04/2025 00:00
Angela Maria Centrone

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