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Dirotta su Cuba a Spazioporto: trent’anni di groove, anima e resistenza

Dirotta su Cuba a Spazioporto: trent’anni di groove, anima e resistenza

Ci sono locali che oggi sono diventati una rarità preziosa. Spazi come SPAZIOPORTO, dove il concerto non è mai solo uno spettacolo frontale ma un incontro ravvicinato, fisico, umano, tra chi suona e chi ascolta. È in luoghi così che la musica ritrova il suo senso originario, e non è un caso che il tour celebrativo dei trent’anni dei Dirotta su Cuba abbia fatto tappa anche qui, accanto a palcoscenici simbolo come il Blue Note di Milano e la Casa del Jazz di Roma.

La band sale sul palco e apre con Liberi di Liberi: il groove è immediato, caldo, familiare. È una macchina che parte senza strappi, oliata dall’esperienza e dalla complicità. Legami conferma subito che il tempo, per i Dirotta su Cuba, non è mai stato un nemico ma un alleato.

Arriva Solo Baci, quasi una ballad, già elegante nella versione originale del 1995 – quella che vedeva il featuring di Nick The Nightfly, che la presenta come fosse un brano radiofonico notturno – e qui restituita con una maturità nuova, senza perdere delicatezza. Chiudo gli occhi e È andata così scorrono con naturalezza, mentre Batti il tempo accende il pubblico grazie a una citazione dall’inconfondibile universo di Jamiroquai.

È uno dei momenti in cui la band si concede al gioco delle citazioni, ma senza mai perdere identità. Gli assoli di tromba di Antonio Scannapieco, talento jazz di appena 25 anni già premiato a Umbria Jazz 2024, sono luminosi e audaci. Accanto a lui Donato Sensini, al sax tenore, istrionico e travolgente: il suo strumento “parla”, dialoga e sfida la chitarra elettrica e jazz di Stefano Profazi in veri e propri duelli sonori.

Quanti progetti, quante canzoni in tutti questi anni?” chiacchiera amichevolmente Simona Bencini con il pubblico mentre prepara il terreno a Sì Vorrei, che introduce uno dei momenti più corali della serata: il tributo agli Earth, Wind & Fire, con Brazilian Rhyme, cantata da tutto il pubblico. Nell’arrangiamento emerge con forza il groove delle tastiere di Emiliano Pari, musicista ormai richiestissimo anche oltre Manica, soprattutto nell’orbita della “famiglia” Incognito. Il suo interplay con la chitarra acid jazz è uno dei fili sottili ma solidissimi che tengono insieme lo show.

Con Dove Sei si rientra nel cuore del repertorio, mentre Simona Bencini conferma di essere il vero motore della band. Lei è il groove, lo dichiara apertamente dal palco: “mangio con il groove, dormo con il groove… faccio tutto con il groove”. Lei è energia e sensibilità musicale, ma anche impegno civile, tant’è con gli organizzatori di Spazioporto, hanno deciso di dare spazioprima del concerto ad un annuncio di rappresentante per Taranto della Global Flotilla, che ha presentato una nuova iniziativa di solidarietà a sostegno del popolo palestinese. Un momento intenso, rispettoso, che si inserisce con naturalezza nel flusso della serata.

La scaletta riserva ancora una sorpresa: In the Souk, una delle produzioni più recenti dei Dirotta su Cuba, realizzata insieme a Mario Venuti. La sezione ritmica è solida e brillante: Vincenzo Protano alla batteria – appena 26 anni, quindi nato dopo l’uscita dell’album celebrato – accompagnato ma Matteo Pezzolet al basso, musicista scelto da Alex Britti per i suoi tour più recenti, tengono il groove incollato al pavimento.

Sensibilità è uno dei picchi emotivi e musicali: cambi di ritmo pazzeschi, una vera festa del funk e dell’acid jazz, e con Notti d’estate ritorna una nuova divertente sfida tra sax e chitarra. Ci si avvia verso la conclusione con e Noi siamo importanti, seguita da una coinvolgente presentazione della band che suona Crazy in Love di Beyoncé e Jay-Z.

Finita? Ovviamente no. La band torna sul palco per il bis. Simona Bencini indossa un cimiero, il copricapo dei nativi americani che richiama ancora una volta Jamiroquai. Il bis è una versione funk del 1997 di Jesahel, lo storico brano che i Delirium di Ivano Fossati portarono al Festival di Sanremo nel 1972 , e da lì le citazioni si rincorrono senza lasciare il tempo di riconoscerle tutte, fino a sfumare in Gelosia, ultima hit della serata.

Prima dell’ultimo saluto, danzando su una base della band, Simona Bencini spiega il senso del copricapo: un segno di solidarietà verso tutti i popoli oppressi, che hanno subito e continuano a subire la violenza di altri popoli. Un invito a non rimanere indifferenti e a chiedere giustizia per tutti, oggi in particolare per il popolo palestinese.

A Spazioporto, ancora una volta, la musica è stata corpo, memoria, festa e coscienza. Ed è per questo che luoghi così non sono solo locali: sono presìdi culturali.

Angelo Oliva

27/01/2026 00:00
Redazione - il Tacco di Bacco

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