
di Angela Maria Centrone
In fondo è tutto lì: nelle relazioni che resistono al tempo, alla distanza e perfino alla morte. È un pensiero che attraversa il cinema di Jim Jarmusch in Solo gli amanti sopravvivono, dove l’amore diventa una forma di eternità malinconica, e che ritorna, in forma cosmica, nel viaggio attraverso lo spazio e il tempo immaginato da Christopher Nolan in Interstellar. In entrambi i casi ciò che sopravvive non è la materia, ma il legame.
È da una suggestione simile che sembra partire anche Rette parallele sono l’amore e la morte, lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Oscar De Summa, che intreccia racconto autobiografico e speculazione scientifica in un'esperienza teatrale toccante.
De Summa, ieri sera al Teatro Comunale di Ceglie Messapica, ci ha raccontato la storia di Mariarosaria, una ragazza che viveva vicino a lui quando erano entrambi giovani e che aveva vissuto un amore osteggiato dalla sua famiglia. L’autore aveva saputo della sua morte pochi giorni dopo aver cominciato a scrivere di lei: senza un’apparente ragione, questa ragazza gli era tornata in mente proprio mentre stava lasciando questo mondo.
La notizia – e questa esperienza di “connessione” – attraversa De Summa trasformando il progetto iniziale in qualcosa di diverso: non più soltanto il racconto di una vicenda passata, ma un’indagine emotiva sul senso dei legami che costruiamo nella vita.
È qui che entra in gioco la teoria dell’entanglement quantistico – presente anche nella pellicola di Jarmusch – secondo cui due particelle che sono state in relazione continuano a restare collegate anche quando vengono separate da enormi distanze.
Non è una spiegazione, dice De Summa, ma la possibilità di pensare una spiegazione: se le particelle possono restare legate, cosa succede alle persone? I rapporti che viviamo ci cambiano solo nel momento in cui esistono oppure continuano a tenerci uniti per sempre?
Sul palco, De Summa costruisce un racconto che oscilla continuamente tra narrazione alla platea e interazione con il pubblico, tra memoria personale e riflessione universale, tra microstoria e macrostoria: l’infinitamente piccolo diventa infinitamente grande. Mariarosaria diventa così più di una figura reale: è un punto di contatto tra passato e presente, tra amore e perdita, tra ciò che è stato e ciò che continua a esistere nella trama invisibile delle relazioni.
Ad accompagnare queste riflessioni non poteva che esserci la musica di David Bowie: l’uomo che cadde sulla terra, il marziano del glam rock, colui che ha saputo pianificare la propria uscita di scena terrestre con sapiente maestria, trasformandola in un ultimo gesto artistico, un incredibile coup de théâtre. Le sue note diventano una colonna sonora ideale assieme al suggestivo disegno luci.
E poi c’è il dubbio, che attraversa sotterraneamente tutto lo spettacolo. Il dubbio che spinge a cercare, a osare, a immaginare connessioni dove la ragione non arriva; ma anche il dubbio che può aprire voragini, che può gettarci nel baratro dell’incomprensibile. In questo senso, la fisica quantistica evocata da De Summa sembra quasi assumere i contorni di un atto di fede.
Come nei mondi evocati da Jarmusch e Nolan, anche qui il tempo non è una linea retta ma una rete di connessioni. Rette parallele sono l’amore e la morte sembra suggerire proprio questo: forse le nostre vite non si incontrano davvero solo per un attimo, ma restano intrecciate molto più a lungo di quanto possiamo vedere o comprendere. Ed è forse questa la nostra più grande tragedia e, allo stesso tempo, il nostro più grande dono.
Alla fine si torna sempre lì, a quella domanda semplice e vertiginosa: se tutto ciò che entra in relazione resta in qualche modo connesso, allora forse la misura della nostra vita non sta nel tempo che abbiamo, ma nei legami che lasciamo.
La stagione teatrale di Armamaxa Teatro a Ceglie Messapica continua venerdì 20 marzo con L’uomo che sorveglia il cielo, un omaggio musicale a Gianmaria Testa con Pietro Verna, Francesco Galizia e Leo Torres.
13/03/2026 00:00
Angela Maria Centrone
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