
di Angela Maria Centrone
Trent’anni di musica, un anno di sperimentazione e un luogo simbolico: lo Studio 111. Da queste coordinate nasce Un anno al Centoundici, il docu-film di Marco Ancona, figura di riferimento della scena indipendente italiana, che sceglie di raccontare il proprio percorso artistico attraverso un’esperienza viva, condivisa e in continua trasformazione.
Gli abbiamo rivolto qualche domanda su questo nuovo progetto, in uscita nel corso del 2026:
Trent’anni di carriera sono un traguardo enorme. Come hai scelto quali brani includere in Un anno al Centoundici e come li hai riarrangiati per questo progetto?
Partendo dal presupposto che l’idea non è nata pensando ai trent’anni di percorso discografico – e che me ne sono accorto solo dopo un anno che stavamo girando – i brani li ho scelti strada facendo.
Man mano mi venivano in mente canzoni alle quali sentivo di essere più legato emotivamente e che soprattutto mi diverte ancora cantare dal vivo, che insomma, per il mio gusto personale, sono riuscite a superare la prova del tempo.
Per quanto riguarda i riarrangiamenti, li penso di volta in volta, ed è un grande piacere vedere fiorire nuove forme per ognuna di queste canzoni, anche grazie all’apporto di ogni musicista ospite. Per dirla in modo semplice: più sono diverse dalle versioni originali, più sento di andare nella direzione giusta. Altrimenti non mi diverto!
Ripercorrendo la tua storia musicale, quali sensazioni ti ha dato guardarti indietro? E com’è cambiato, se è cambiato, il tuo modo di scrivere ed eseguire i brani nel tempo?
Guardarmi indietro mi risulta piacevole, soprattutto per aver avuto la fortuna di trovarmi in un contesto musicale nazionale che oggi definirei quasi da sogno: tanta attenzione per la musica, festival, programmi televisivi in cui si suonava dal vivo, live club… cose che oggi non esistono più.
Per motivi anagrafici mi sono trovato nel secondo vero boom musicale dopo quello degli anni ’60, quando tra i giovani l’interesse per la musica era quasi maniacale e attorno ad essa ruotava gran parte dell’intrattenimento.
Dal punto di vista musicale ho sempre cercato di progredire nella scrittura. Forse è anche per questo che oggi tendo a interpretare i brani – vecchi e nuovi – in chiavi sempre più “minimal”, per dare più risalto alla scrittura piuttosto che alla sperimentazione sonora, sulla quale mi sono espresso molto nei primi vent’anni. Ma ogni periodo è a sé: vedremo cosa succederà domani.
Quest’anno al Centoundici è stato pieno di incontri e collaborazioni. C’è stato un momento significativo che ti ha fatto capire di aver trovato il modo giusto di raccontarti?
Sì, quando ho riascoltato l’audio dei cinque brani registrati e filmati durante la prima giornata di lavoro.
“Non ascolti più” ha immagini molto forti e quasi apocalittiche, tra crisi personale e disorientamento collettivo. Quel “non ascolti più” lo rivolgi a qualcuno in particolare, a te stesso o alla società in cui viviamo?
Quella frase è detta in contesti diversi all’interno del brano. La rivolgo sia alla società in cui viviamo, sia a me stesso, che sono una specie di disadattato e sono entrato in modalità di protezione rispetto a gran parte del ciarpame che ci circonda.
Hai scelto di raccontare la tua carriera con un docu-film, un formato che cattura sia il momento creativo sia i legami con chi ti circonda. Te lo saresti mai immaginato 30 anni fa di arrivare a un progetto come questo?
No, e non avrei mai immaginato anche tante altre cose!
Più che una celebrazione nostalgica, Un anno al Centoundici si configura come un laboratorio aperto: dodici mesi di sessioni dal vivo, incontri, collaborazioni e riletture di brani che hanno segnato la carriera di Ancona, qui riproposti in una veste nuova. Un racconto per immagini e suoni che mette al centro la musica come linguaggio comune, capace di unire percorsi, sensibilità e generazioni diverse.
Ad anticipare il docu-film, realizzato interamente da Michela Cerini, è il primo estratto, Non ascolti più, un brano stratificato che riflette il clima di disorientamento contemporaneo tra dimensione personale e collettiva. Guarda qui!
17/03/2026 00:00
Angela Maria Centrone
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