il Tacco di Bacco

“Il naso” debutta al Teatro Comunale di Ceglie Messapica con Ippolito Chiarello

“Il naso” debutta al Teatro Comunale di Ceglie Messapica con Ippolito Chiarello

di Angela Maria Centrone

«Al mondo succedono le cose più inverosimili.»

Nel racconto Il naso, Nikolaj Gogol' affida a un’assenza incredibile il compito di mettere in crisi le certezze di un’intera società. La scomparsa dell’organo olfattivo dal volto di un funzionario di San Pietroburgo innesca una vicenda surreale, nella quale l’assurdo diventa lo strumento per osservare le contraddizioni della società russa dell’Ottocento, con le sue gerarchie, le sue convenzioni e la sua ossessione per il prestigio sociale. Il naso assume le sembianze di un personaggio autonomo e gerarchicamente superiore al proprio proprietario, ma, anche una volta emancipato dal volto di Kovalev, non sembra sottrarsi alla logica del rango e delle apparenze.

È proprio da questa intuizione che prende le mosse Il naso nella riscrittura di Roberta Ferrari, con la regia di Enrico Messina e Ippolito Chiarello in scena. Lo spettacolo è una produzione NASCA Teatri di Terra, con il sostegno di TRIACORDA – per il polo pediatrico del Salento. Rivolto a un pubblico dai sei anni in su, conserva il carattere paradossale del racconto originale, ma ne rovescia la prospettiva: a raccontare la propria storia è il naso stesso, stanco di essere disprezzato dal suo proprietario, un professore, e deciso a sottrarsi a una relazione che non gli riconosce valore.

La fuga diventa così un’avventura alla scoperta del mondo e, insieme, di sé. Il naso sperimenta la libertà, incontra nuove possibilità, riconosce i propri desideri e impara a misurarsi con i propri limiti. Il viaggio fantastico si trasforma in un percorso di crescita, nel quale l’autonomia non coincide semplicemente con la possibilità di fare tutto da soli, ma con la capacità di riconoscersi come individui, comprendere ciò che si vuole e imparare a stare in relazione con gli altri senza rinunciare alla propria identità.

In Gogol' il naso riproduce un sistema di convenzioni anche quando ne sconvolge l’ordine; in Ferrari, invece, la ribellione diventa una possibilità di autodeterminazione. La riscrittura diventa così un’occasione per parlare ai più piccoli di accettazione personale, rispetto reciproco e consapevolezza individuale e collettiva. Un elemento del corpo apparentemente secondario si carica di significati: è ciò che ci rende riconoscibili, ma anche ciò attraverso cui entriamo in contatto con il mondo, ne percepiamo gli odori, ne custodiamo le tracce e ne esploriamo le possibilità. Il naso diventa metafora di istinto, sensibilità e personalità, della nostra capacità di sentire e interpretare la realtà, contribuendo attraverso questa esperienza alla costruzione della nostra identità.

Resta allora la domanda che attraversa la vicenda del professore, disperato e costretto per tutto il tempo a coprirsi il volto con un fazzoletto per nascondere quello «spazio vuoto e liscio» che ha preso il posto del naso, proprio come accade a Kovalev nel racconto originale: un uomo senza naso che cos’è? Non soltanto un uomo privato di una parte del proprio volto, ma un individuo costretto a interrogarsi su ciò che lo definisce e sul rapporto che intrattiene con l’altro. La domanda, che nel racconto originale si accompagna allo smarrimento di fronte a un evento impossibile, assume qui una sfumatura ulteriore: chi siamo quando non riconosciamo il valore di ciò che abbiamo accanto? E come possiamo costruire una relazione se non siamo capaci di riconoscere l’autonomia altrui?

Con una messa in scena essenziale, affidata al corpo e alla voce di Ippolito Chiarello, lo spettacolo lascia spazio all’immaginazione e alla forza evocativa della parola. Il surreale non viene spiegato né ricondotto a una morale rigida: è piuttosto una porta d’accesso a questioni complesse, affrontate attraverso il gioco, l’ironia e il linguaggio immediato del teatro. La grande letteratura russa incontra così l’infanzia senza perdere la propria capacità di spiazzare, offrendo ai giovani spettatori strumenti per interrogare il mondo anziché limitarsi ad accettarlo.

A rendere speciale questo debutto è stato anche il confronto tra Ippolito Chiarello e i bambini in sala, al termine dello spettacolo. L’attore ha chiesto loro impressioni e suggerimenti sulla messa in scena, che proprio ieri, al Teatro Comunale di Ceglie Messapica, ha incontrato per la prima volta il pubblico, nell’ambito del secondo appuntamento della rassegna Il posto delle fragole. Ne è nato uno scambio prezioso, in cui i piccoli spettatori si sono rivelati interlocutori capaci di sorprendere, porre domande e restituire significati inattesi.

Crescere – a tutte le età! (NdR) – significa imparare a riconoscersi e conquistare uno spazio proprio, ma anche trovare il modo di abitare le relazioni senza trasformarle in rapporti di forza. Una questione che supera i confini del palcoscenico e risuona nel clima di questi giorni, attraversato dalle manifestazioni studentesche e dalle tensioni che riemergono nel confronto tra generazioni. Quando i più giovani rivendicano la possibilità di esprimersi, scegliere e partecipare, la domanda non riguarda soltanto la legittimità delle loro richieste, ma anche la disponibilità degli adulti ad ascoltarle senza liquidarle come inesperienza o ribellione. L’autonomia, del resto, non si costruisce negando l’altro, ma riconoscendogli la possibilità di essere diverso da noi. Forse è proprio qui che il viaggio del naso di Gogol', nella rilettura di Roberta Ferrari, incontra il nostro presente: nel bisogno di sottrarsi a ciò che ci opprime senza smettere di cercare una relazione, e nella necessità di comprendere che una convivenza autentica si fonda sul dialogo, sulla comprensione e sulla cura, non sulla pretesa di obbedienza.

WEB: https://https://www.paginebiancheteatro.it/

26/10/2026 00:00
Angela Maria Centrone

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