
di Angela Maria Centrone
“Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è.” E ieri sera, al Parco Archeologico di Egnazia, si è ritrovata tutta la Puglia – e i suoi avventori – per assistere al ritorno di Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni. I C.S.I. – Consorzio Suonatori Indipendenti sono arrivati in Puglia con l’unica tappa regionale del tour In Viaggio 2026, scegliendo Egnazia come scenario per la conclusione di Locus Festival 2026.
Una data che aspettavamo da quando era stato annunciato il programma della XXII edizione di Locus Festival. E se per arrivare fin qui abbiamo visto volare l’estate in un baleno, allora vuol dire che ne è valsa la pena.
Una seconda chiamata, appunto. Perché se quella dei CCCP aveva riaperto il capitolo originario, riportando in superficie l’energia abrasiva e iconoclasta degli anni Ottanta, quella dei C.S.I. ci porta qualche passo più avanti, dentro il paesaggio inquieto e stratificato degli anni Novanta: dopo il punk, dopo la caduta del Muro, dopo la dissoluzione dell’URSS, quando le certezze ideologiche si sgretolano e la musica comincia a cercare altre forme per raccontare un mondo rimasto senza coordinate.
Il punk cambia pelle, si fa più stratificato, oscuro, visionario. La rabbia non scompare, ma si trasforma in ricerca, in racconto, in interrogazione.
E non poteva esserci luogo più suggestivo del Parco Archeologico di Egnazia per questo viaggio nella memoria. Tra gli scavi di una città che attraversa secoli di storia, i C.S.I. hanno rimesso in circolo una musica nata in un preciso momento storico ma capace, ancora oggi, di parlare al presente.
Perché quella dei C.S.I. è soprattutto una questione di suono.
Rispetto alla deflagrazione dei CCCP, qui tutto si fa più ampio, stratificato, atmosferico. Il suono si apre, costruisce paesaggi, procede per accumulo e improvvise aperture. E sul palco ritroviamo proprio i musicisti che quella trasformazione l’hanno costruita: Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli e Giorgio Canali, insieme alla voce di Ginevra Di Marco, alla batteria di Simone Filippi e alla presenza inconfondibile di Ferretti.
Ginevra Di Marco è una componente fondamentale di questo equilibrio. La sua voce, eterea e insieme terrena, attraversa il repertorio aggiungendo una dimensione lirica, quasi ancestrale, mentre Maroccolo e Canali continuano a dare al suono una fisicità nervosa e potente. È una formazione di fuoriclasse che non ha bisogno di dimostrare di essere ancora quella di allora: è sufficiente ascoltarla.
Dentro ci sono l’Europa dell’Est, la tradizione popolare, la poesia, la ricerca, il rumore e il silenzio. Ci sono le inquietudini di un continente che cambia volto.
E allora In Viaggio non è soltanto il nome del tour. È la traiettoria di una band che torna a percorrere il proprio repertorio, attraversando nuovamente quel paesaggio e conservandone intatto lo spirito, la tensione, la spiritualità. E dentro questo viaggio trova spazio anche “E ti vengo a cercare” di Franco Battiato, la cui voce era stata presenza fisica nella versione del brano contenuta in Linea Gotica, dove canta il verso finale. Ieri sera, invece, quella voce è stata presenza evocata, quasi a portarci in quella terza dimensione nella quale abbiamo fluttuato per circa due ore e dieci minuti di live.
Perché questo è forse il potere di Giovanni Lindo Ferretti e compagni: non ci si porta a casa soltanto un concerto, ma delle riflessioni. Si esce da quelle due ore con qualcosa che continua a lavorare dentro: di nuovo, la sensazione è quella di aver partecipato a una sorta di messa civile, in cui la musica diventa occasione per fermarsi, guardare il presente e interrogarsi su quello che ci circonda.
E allora risuonano le parole di Montesole: “L’amore non cantarlo, che si canta da sé”, mentre la libertà è quella “difficile, mai data”, che va sempre difesa e riconquistata.
Non è soltanto poesia. È preghiera, litania, esortazione. È un richiamo a non considerare mai acquisito ciò che abbiamo, a non abbassare la guardia, a ricordare che la libertà non è una condizione definitiva, ma qualcosa che va continuamente custodito e riconquistato.
E non è un caso che il concerto si chiuda con “Nessuna garanzia per nessuno”. Una consegna civile, che ci ricorda di stare all’erta, perché nessuno è al riparo, nessuno ha garanzie speciali, nessuno è davvero fuori dal tempo che attraversiamo.
Ma dentro questa assenza c’è anche una forma di equità quasi spiazzante: la stessa precarietà vale per tutti. Nessun privilegio, nessuna immunità, nessuna certezza definitiva.
E forse è proprio per questo che bisogna restare sempre in viaggio.
Setlist: Noi non ci saremo · In viaggio · Occidente · Del mondo · A tratti · Inquieto · Cupe vampe · Linea gotica · Irata · Esco · Bolormaa · Blu · Forma e sostanza · Brace · Ongii · Unità di produzione · Depressione caspica · E ti vengo a cercare · Fuochi nella notte · Montesole · Matrilineare · Mimporta 'nasega · Buon anno ragazzi · Nessuna garanzia per nessuno
03/09/2026 00:00
Angela Maria Centrone
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